Lavezzi, Adriano e Adebayor Ecco i «manolesta di Dio»

Dall’Europa al Brasile tre gol nel nome di Maradona

Una vita da predestinato. Da quando è sbarcato a Napoli, la vita, i gol e le prodezze di Ezequiel Iván «el pocho loco» Lavezzi da Villa Gobernador Galvez sono state legate a doppio filo con quelle del ben più famoso «pibe de oro».
Un gioco delle coincidenze, quello tra i due calciatori, fin troppo facile: l’Argentina, terra di origine di entrambi, gli esordi nel Boca Juniors, l’arrivo al San Paolo lo stesso giorno (Lavezzi firmò con i partenopei il 5 luglio 2007, Maradona lo si legò al Napoli esattamente 23 anni prima), i sogni di una intera città messi in mano ai due giocatori. Per assomigliare in tutto e per tutto a Diego, a Lavezzi mancava solo la canagliata, quel gol di mano, marchio di fabbrica di Maradona ai mondiali messicani del 1986. Quella mano de Dios che birichina si allungava un pelo sopra la testa ad anticipare l’uscita dell’incolpevole portiere inglese Shilton e che ancora, dalle parti della Regina, grida vendetta.
Dal diciannovesimo minuto della ripresa di domenica scorsa, anche l’ultimo tassello mancante, è andato al suo posto: cross basso di Sosa dalla sinistra, Lavezzi e Bellini si gettano in scivolata sul pallone, da lì il rimpallo malandrino: la palla carambola prima su Lavezzi, quindi sul terzino bergamasco, infine sul pugno chiuso di Ezequiel: il Napoli segna, batte l’Atalanta e contemporaneamente si apre un nuovo biblico capitolo: in Messico c’era stata la mano de Dios, adesso è tempo del pugno del profeta Ezechiele. Ma c’è un ma. Il gol di Maradona fu una furbata a tutti gli effetti, su quello di Lavezzi non si può esserne così certi. In altre parole, il gol del pibe de oro andava annullato, quello del pocho loco no: una minuzia, certamente, ma che nel castello di carte del gioco delle coincidenze rischia di trasformarsi in un uragano spazzatutto. Anche perché il week-end appena trascorso, ha dimostrato che il mondo del calcio è popolato da ben più furbi emuli della famosa mano de Dios, Adriano e Adebayor su tutti.
In Brasile, ad esempio, l’hanno già ribattezzata la mano dell’Imperatore: Adriano come Diego Armando Maradona, insomma. Il centravanti brasiliano del San Paolo ha infatti deciso la sfida contro il Palmeiras «sporcando» la sua doppietta con un’astuzia da campetti di periferia. Tutto come in un film già visto: tuffo in area di rigore con il braccio di Adriano che arriva dove la testa rasata dell’Imperatore non sarebbe mai potuta arrivare. Alla fine del primo tempo, intercettato dai cronisti, il giocatore ha detto di aver segnato con un colpo di testa, a fine partita, davanti all’evidenza delle immagini, il dietro-front: «È stata la mano dell’imperatore», ha spiegato rispolverando il suo soprannome. E via coi paragoni col Pibe de oro: «Maradona segnò di mano e venne eletto miglior giocatore del mondo. Sono cose che capitano...».
E come definire infine la rete dell’attaccante dell’Arsenal Adebayor contro il Manchester United? Che si tratti di una mascalzonata in piena regola non c’è dubbio: cross in area, l’attaccante togolese si accorge che il pallone è imprendibile ed eccolo rispolverare un colpo poco calcistico e molto pallavolistico. Resta un solo punto di domanda: come soprannominare il gol di Adebayor? Forse, la mano della Regina...