Lavezzi e Cavani non sfondano il muro della Lazio

Chiamiamola pure «sindrome» da Champions. Dopo il pareggio con la Fiorentina e le sconfitte con Parma (al San Paolo) e Catania, non basta al Napoli la formazione dei titolari nè a Mazzarri una scaramantica cravatta - tolta solo negli ultimi 10 minuti - per rompere il tabù della sfida del sabato che precede una partita europea.
Quarantacinque minuti senza acuti, forse per colpa della sosta (i partenopei non giocavano dal match di Monaco del 2 novembre) ma anche di una Lazio ben disposta in campo, poi un secondo tempo molto più aggressivo, con qualche buona iniziativa in attacco e un gol annullato ingiustamente al Matador Cavani che avrebbe potuto far girare la partita a favore dei partenopei. Sta di fatto che gli azzurri mancano l’appuntamento con la vittoria (sarebbe stata la 100ª in serie A per Mazzarri) che li avrebbe rilanciati nella corsa al titolo. I biancocelesti di Reja, dall’ottimo rendimento esterno (quattro vittorie consecutive prima dello 0-0 di ieri e senza sconfitte lontano dall’Olimpico) ma arrivati a Fuorigrotta in emergenza, superano il difficile esame cercando di gestire al meglio il possesso palla e si issano in vetta alla classifica per una notte. Grazie anche alle prodezze di Marchetti che lancia un nuovo segnale al ct Prandelli.
Non c’è il tutto esaurito al San Paolo, d’altronde in città si pensa più alla partita decisiva di martedì con il City di Mancini. I primi scatti della serata sono per Edy Reja, che torna dopo sette mesi e mezzo a Napoli da avversario, saluta cordialmente Mazzarri - i due si stimano molto e non lo hanno mai nascosto - e appare visibilmente emozionato (durante la giornata aveva ricevuto diverse visite di tifosi partenopei nell’hotel della Lazio).
Nel primo tempo la gara è intensa, anche se bloccata, e giocata a buoni ritmi, ma priva di grosse occasioni da rete. Il trio dei tenori azzurri fatica a entrare in partita con la sola eccezione dell’attivissimo Lavezzi e in generale il Napoli fa poco movimento negli ultimi sedici metri. Evidenti gli errori nei rari cambi di gioco e negli appoggi, la squadra di Mazzarri pare frenata e poco tranquilla.
La Lazio gestisce bene la situazione: l’inedita difesa con Stankevicius centrale sbaglia poco e riceve un grande aiuto da Lulic (che controlla le discese di Maggio) e Brocchi, ma tutti si sacrificano in chiave tattica, vedi Hernanes che marca stretto Inler, il metronomo del centrocampo di casa. Cisse, schierato nel ruolo di punta centrale come più gli aggrada, non riesce mai a pungere in attacco e prosegue il suo digiuno di gol che dura ormai da 13 partite e oltre due mesi.
Il canovaccio della ripresa è completamente diverso: Lavezzi arriva tre volte nei primi 4 minuti nei pressi di Marchetti e spreca un’occasione clamorosa, Dzemaili coglie l’esterno della rete con un’insidiosa punizione dal limite, il guardalinee Nicoletti segnala un fuorigioco inesistente di Maggio che manda in gol Cavani. Così Reja inserisce Scaloni per l’acciaccato Konko e Matuzalem per un Hernanes non brillantissimo e muta modulo, tornando al più congeniale 4-3-1-2. La Lazio prova più a controllare il match che non a procurare problemi alla porta di De Sanctis, ma deve affidarsi all’istinto di Marchetti che devia due belle conclusioni (le uniche dell’attaccante uruguagio, eccezion fatta per il gol) di Cavani. La squadra di Reja è tutta dietro la linea della palla nel finale quando il Napoli prova il forcing per sbloccare il match. Ma è tutto inutile, il muro laziale non crolla (strepitoso Marchetti, il migliore in campo, su Lavezzi sui titoli di coda). Martedì, per assicurarsi gli ottavi di Champions, servirà qualcosa di più.