Lavora sei giorni in nove anni Arrestata l’assenteista record

Tra un’udienza e l’altra, Napolitano deve assolutamente ritagliarsi un attimo di tempo per premiare un’italiana modello: come donna, come lavoratrice e come donna lavoratrice che ha capito tutto. Lo spread, la crisi, la manovra, l’austerità: questa 45enne dimostra chiaramente di avere chiara la delicatezza del momento, segnalandosi alla nazione con la sua superba idea di responsabilità e senso civico. Operatrice tecnica all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, ha lavorato sei giorni negli ultimi nove anni. Praticamente il tempo necessario a consegnare certificati taroccati. Nell’allegra terra dell’assenteismo, è l’assenteista del secolo. Presidente, non si faccia pregare, la chiami al Quirinale: questa donna ci rappresenta nel mondo meglio di Giotto, Leonardo e Roby Baggio.
I carabinieri dei Nas, che pure ne hanno viste, ancora faticano a credere. Non sapendo come definire il caso, hanno riassunto l’inchiesta sotto un titolo molto esplicito: «Figli mai nati». Le creature di fantasia sono due, entrambe partorite con abile finta dall’inquisita, in un clima grottesco di nazione allo sbando.
Febbraio 2004, ottobre 2009: i lieti eventi risalgono a questi periodi. La diabolica mamma si procura due fasulli certificati di nascita e riesce nel tempo a spillare più di 33mila euro allo Stato, sotto forma di detrazioni d’imposta per figli a carico. Ma questo, in fondo, non è un gesto così clamoroso: l’Italia pullula di finti qualcosa che succhiano soldi pubblici, dai ciechi che guidano la Golf agli storpi che ballano il tip-tap.
La vera opera d’arte è l’altra, indiscutibilmente: negli ultimi nove anni, la mamma immaginaria si è rivelata anche donna dalla salute cagionevolissima, talmente malata da non potersi mai recare sul posto di lavoro, a parte quei famosi sei giorni che sconvolsero il mondo. False documentazioni per minacce d’aborto, malanni in serie, sofferenze e patimenti a ciclo continuo. Dio, quanto accanimento su questa povera ragazza.
Certo un minimo di curiosità induce anche a chiederci chi e come abbia potuto assecondarla, certificando questo disastroso stato di salute. Medici, colleghi di lavoro, ispettori: davvero è possibile che nessuno, tra tanta gente pagata dallo Stato per controllare, si sia mai accorto della clamorosa impresa siglata dall’assenteista del secolo?
Va detto che nostra signora delle assenze è molto pratica nel ramo sanitario, per cui risulta plausibile che abbia trafficato in proprio, destreggiandosi tra procedure e documentazioni. Ma la curiosità resta: è concepibile che una dipendente, per quanto disgraziata, se ne stia nove anni a casa senza che nessuno avverta l’istinto di una verifica?
Al momento stanno verificando i carabinieri e la magistratura. I reati che le contestano sono truffa aggravata ai danni dell’ente pubblico e falso ideologico in documentazione pubblica. Tutto il suo castello di menzogne, tutta la sua interminabile recita da mamma sventurata, tutto questo intricatissimo complesso di raggiri inducono la gente normale a pensare che in fondo si fatica meno a lavorare.
In effetti è così, ma non bisogna dimenticare che in Italia sopravvivono talenti naturali del ramo truffe, disposti a qualunque cosa pur di umiliare la convivenza civile e rubare i soldi pubblici. L’assenteista del secolo proprio non ce la faceva a compiere semplicemente il suo dovere. Aveva l’impellenza irresistibile di restarsene a casa. Per questo, diventa vagamente ridicolo persino l’epilogo dell’inchiesta: gli arresti domiciliari, che sarebbero un provvedimento punitivo, hanno tutto il sapore di un premio alla carriera.