«Lavorare da subito per costruire il Pdl nel Lazio»

Trasformare il Pdl nel Lazio in un soggetto unitario, un partito unico con tutti i crismi del caso. Abbandonare l’attuale assetto di mera struttura elettorale che, seppur significativa, non risponde in maniera adeguata alle esigenze e alle richieste del popolo dei moderati. Un fascia corposa di cittadini, trasversale quanto ansiosa di vedere un passo in avanti. A chiedere questo sostanziale cambiamento, tramite una lettera indirizzata alle principali forze del centrodestra, sono i fondatori dell’associazione «Assoforum 2007». I quali sollecitano, prima delle ferie estive, un intervento che agevoli l’insediamento nel Lazio di un Comitato promotore del Popolo della Libertà in versione regionale, già a partire dal prossimo autunno.
«Siamo convinti che il Paese abbia raggiunto, non senza qualche improvvisazione, un assetto marcatamente bipolare - si legge nel documento indirizzato, tra gli altri, al presidente Berlusconi, agli onorevoli Fini, Rotondi, Casini e Baccini -. Perché questo bipolarismo sia maturo, è necessario che i moderati si riconoscano in un’unica formazione». Che non dovrà avere soltanto un cuore pulsante a livello nazionale, ma anche nel Lazio.
Il modello da prendere a parametro e da elevare a punto di riferimento e di ispirazione, sempre e comunque, rimane il Ppe. «Capace di superare frazionismi e dissipazioni che, spiace rilevarlo, hanno negativamente segnato le relazioni fra componenti per lungo tempo, tanto al governo quanto all’opposizione». Il primo passo deciso in questa direzione, e forse pure il migliore esempio non solo sulla carta, viene dalla stessa Assoforum, che come soci fondatori e firmatari della lettera raccoglie esponenti politici di tutte le principali forze del centrodestra. Sia a livello regionale che nazionale. Tra loro, giusto per citarne qualcuno, possono essere ricordati il presidente Potito Salatto, Enzo Scotti, Pino Pizza, Stefano De Lillo, Bruno Prestagiovanni, Francesco Saponaro, Raniero Benedetto e Pierluigi Borghini.
«Ci rendiamo conto che il processo di costruzione del partito del Pdl sarà complesso e, per molti aspetti, accidentato», si legge ancora nel documento. Ma questa consapevolezza, anziché un ostacolo o un freno, può rappresentare uno sprone a far bene, a tradurre in realtà propositi ormai definiti in maniera chiara e univoca. «I tempi stringono, l’economia è in grave sofferenza, l’Europa dopo il voto di Dublino è ancora più in crisi e le istituzioni appaiono invecchiate. Mostriamoci all’altezza - si conclude la lettera - delle speranze di chi ci ha dato fiducia e del rispetto di chi, pur non votandoci, si attende da noi una più coraggiosa assunzione di responsabilità in termini di semplificazione del sistema e di salto qualitativo nel governo della cosa pubblica».