Ma il lavoratore può reagire alle provocazioni

Sul posto di lavoro, le continue provocazioni da parte dei colleghi, giustificano la reazione - anche violenta - del dipendente oggetto dello scherno che, stanco di sopportare, viene alle mani: e la «riscossa» del lavoratore non può essere sanzionata con il licenziamento. Lo dice la Cassazione - con la sentenza del 10 agosto 2006 - che ha confermato il reintegro in azienda di un operaio dell'Ilva di Taranto, licenziato perché una sera, stanco di sentirsi prendere in giro pesantemente da un collega gli aveva tirato un pugno.