Lavoratori autonomi e imprenditori parte l’offensiva di Forza Italia

Fabrizio de Feo

da Roma

Si dice che anche nei Paesi di cinquemila anime si trova almeno una chiesa, una stazione dei carabinieri e una sede di Confcommercio e di qualche associazione imprenditoriale. Un modo come un altro per ricordare la forza che queste associazioni di categoria riescono ad esprimere sul territorio grazie alla loro presenza capillare ma anche per far capire quanto la loro «benedizione» possa incidere sul risultato elettorale.
La lezione del 2001, d’altra parte, è ancora nella memoria di tutti. La declinazione politica del concetto di libertà, intesa come libertà dalla burocrazia, dall’eccessiva pressione fiscale e dall’invadenza dello Stato, fu uno dei cavalli di battaglia di Silvio Berlusconi. Un richiamo irresistibile a cui le rappresentanze delle categorie diedero volentieri ascolto dando un’indicazione di voto piuttosto esplicita in favore del centrodestra. Oggi la situazione è più complessa, soprattutto a causa dei contraccolpi della crisi economica e del caro-euro. Ma la Cdl e Forza Italia, in particolare, sta producendo in un grande sforzo per recuperare il consenso delle categorie.
Silvio Berlusconi è consapevole che è su questo fronte che la rimonta sul centrosinistra può davvero concretizzarsi. Per questo, in questi ultimi mesi di legislatura, il premier si spenderà in prima persona nei vari consessi delle categorie per raccontare direttamente le cose fatte dal governo, come già ha fatto due settimane fa con i notai. Il premier è molto soddisfatto dei segnali che arrivano e ha invitato il partito a mobilitarsi a livello locale per far capire che Forza Italia - oltre alla parentela con il mondo degli industriali e dei lavoratori autonomi inscritta nel suo Dna - è in grado di offrire una merce di cui il centrosinistra, prigioniero dei suoi mille rivoli politici, è carente: la certezza programmatica.
Le rappresentanze delle categorie, naturalmente, non sono disposte a firmare cambiali in bianco e attendono di vedere i programmi prima di esprimere un giudizio definitivo. Per questo motivo «l’offensiva dell’attenzione» che Romano Prodi ha lanciato questa settimana, ricevendo rappresentanti di Confindustria, Confcommercio e Coop, è stata apprezzata nel metodo ma ha suscitato perplessità nel merito visto che il Professore non ha potuto esporre alcuna linea programmatica ma è rimasto, giocoforza, nel vago. Il centrodestra, invece, può parlare con una voce sola e mettere sul piatto riforme e provvedimenti che testimoniano un’attenzione concreta verso le categorie.
Non è un mistero che il rapporto con Confindustria sia tuttora segnato da luci e da ombre, ma è altrettanto vero che, rispetto al primo periodo della gestione Montezemolo, il clima tra Viale Astronomia e Palazzo Chigi sia decisamente migliorato. L’abbattimento del cuneo fiscale, contenuto nell’ultima Finanziaria, e la nuova linfa concessa al sistema dei distretti sono stati accolti come scelte positive e riattivato una feeling che sembrava del tutto scomparso. La legge Biagi, inoltre, viene giudicata come «un passo in avanti fondamentale» sia da Confindustria che da Confcommercio. E la riforma del Tfr «resta un provvedimento su cui contiamo».
Se con Viale dell’Astronomia il recupero è iniziato con la Finanziaria, ottimi e più consolidati rapporti il centrodestra può vantare con le piccole imprese della Confapi; con l’imprenditoria agricola, e in particolare con la Coldiretti grazie all’efficace lavoro di Gianni Alemanno; con l’itticoltura e con gli armatori della Confitarma. Guardano con interesse al centrodestra anche i commercialisti e la Confartigianato con la quale sta dialogando il responsabile Industria di Forza Italia, Pierluigi Borghini. Un buon recupero di consensi sarebbe in corso anche tra i medici, soprattutto dopo gli ultimi rinnovi contrattuali. Persiste, invece, la debolezza nell’area dell’università dopo l’approvazione della legge Moratti. Ma c’è un altro elemento che a centrodestra si considera con attenzione: la disponibilità a candidarsi espressa da molti rappresentanti delle associazioni. Un segnale di interesse importante. Ma non sempre facile da gestire: le richieste infatti non potranno essere esaudite nella loro interezza. Questo, però, è un problema secondario. Ora è il momento di ricucire il tessuto della fiducia. «In questi anni le categorie industriali e il popolo delle partita Iva non sono mai state penalizzate dalla politica di governo. Il bilancio del nostro rapporto è positivo e potrà migliorare ulteriormente con la ripresa economica» dice Mario Valducci, sottosegretario alle Attività produttive. «Quel che è certo è che parte del centrosinistra non vede l’ora di andare al governo per colpire queste categorie a favore del pubblico impiego».