Lavoratori dai sindacati: «La Cisl non ci paga»

Lo Ial ha accumulato in pochi anni un passivo di 6,2 milioni di euro Ora riduce l’attività e taglia il personale

da Milano

Che cosa fa un lavoratore da sei mesi senza stipendio e che sta per perdere il posto? Si rivolge a un sindacato. Lo hanno fatto anche settanta dipendenti veneti del settore formazione professionale che dopo lo stipendio di dicembre non hanno visto più un euro fino a fine giugno. Peccato che in questo caso il datore di lavoro che non li paga sia proprio il sindacato, a cui tra l’altro alcuni di loro sono iscritti. La Cisl.
Il caso, rimasto sottotraccia per evitare lo scandalo, è esploso in pieno agosto. Ma covava da tempo. Riguarda lo Ial-Cisl (Istituto addestramento lavoratori), l’ente del sindacato che si occupa di formazione professionale. Fondato nel 1955, è uno degli istituti di formazione più grandi d’Europa, con 2.000 corsi realizzati ogni anno e 42 mila partecipanti.
Lo Ial ha articolazioni in ogni Regione. Perché in gran parte regionali sono i finanziamenti pubblici che riceve e sostengono gran parte delle attività. Lo Ial Veneto organizzava corsi sia per ragazzi usciti dalla scuola media che per gli adulti in dieci sedi dislocate nella regione. A dirigerlo, un amministratore delegato e un comitato. Tutti sindacalisti Cisl. A mandare avanti la baracca settanta dipendenti, una quarantina di collaboratori a progetto, centinaia di professionisti esterni ingaggiati per prestazioni occasionali.
Il sostegno finanziario dei corsi dipende dalla Regione Veneto (sia con fondi propri che con quelli europei). Ogni anno, la Regione pubblica un bando a cui partecipano tutti gli enti di formazione. Ciascuno acquisisce il diritto a organizzare alcuni corsi e i relativi finanziamenti. In un anno, lo Ial riceveva circa 5,5 milioni di euro. Così fino a qualche mese fa.
I primi segnali di crisi dello Ial risalgono al 2005. Prima i ritardi nei pagamenti ai fornitori e ai collaboratori occasionali, poi anche ai dipendenti. «Temporanei problemi di liquidità, presto arriveranno i soldi», la rassicurazione ai lavoratori. Invece il ritardo aumenta: prima un mese, poi un mese e mezzo, poi due. A dicembre 2006, l’amministratore Nebridio Massaro s’impegna: d’ora in avanti retribuzioni regolari. Invece proprio quello di dicembre diventa l’ultimo stipendio pagato. Niente tredicesima, soldi nei mesi successivi. I lavoratori si rivolgono ai sindacati: Cigl, Uil e - udite udite - anche alla Cisl, che dunque si trova a partecipare ai tavoli di trattativa seduta su entrambi i fronti.
La crisi precipita, l’amministratore inadempiente di dimette. E mentre i lavoratori non pagati portano a termine i corsi regolarmente «per non abbandonare i ragazzi», la Cisl dispone una perizia per vederci chiaro nei conti. Poi comunica che lo Ial ha un buco finanziario di 6,2 milioni di euro, accumulato negli ultimi tre anni. Il motivo ce lo spiega Massimo Castellani, dirigente della Cisl Veneto, nominato a maggio reggente dell’ente: «I finanziamenti regionali sono calati del 40%, mentre i costi sono rimasti uguali. Troppo personale, spese fuori controllo. I contributi pubblici coprono a stento il costo dei corsi e arrivano tardi. Intanto si accumulano gli interessi passivi con le banche. Ed è la fine».
A giugno la Cisl presenta un piano ai lavoratori. S’impegna a pagare subito uno stipendio arretrato, regolarmente quelli di giugno, luglio e agosto, gradualmente tutti gli altri. Ma paga solo due mensilità: una pregressa e una a giugno. Poi più nulla fino al 3 agosto. Nuovo incontro sindacale e doccia gelata: non ci sono i soldi per onorare né impegni sui debiti passati né progetti per il futuro. Lo Ial rinuncia ai 21 corsi già concordati con la Regione per il 2007-2008 e riduce l’attività, tagliano il personale.
I lavoratori perdono le speranze e, sostenuti dalla Cgil, per la prima volta manifestano davanti alla sede della Cisl. Che si attiva su due fronti: trasferire una parte dei dipendenti agli enti che gestiranno i corsi dismessi e ottenere per gli altri la cassa integrazione straordinaria fino a dicembre. Segnali che soddisfano solo in parte i lavoratori. Spiega Antonio Giacobbi, segretario regionale della Flc-Cgil che ha seguito tutta la vicenda: «Resta da chiarire quanti lavoratori si trasferiranno e a quali condizioni e garanzie. E gli altri? Quali corsi rimarranno allo Ial? Che ne sarà degli stipendi arretrati, di cui non si parla?».
Questioni ancora aperte. Lo ammette anche Franca Porto, segretario regionale della Cisl. Eletta a febbraio, si sta facendo carico della crisi: «È stato fatto solo un primo, piccolo passo in avanti. La lezione da questa storia? Che fare impresa è difficile».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it