Lavori in corso nel Pdl: ecco i nomi per il governo

Berlusconi pensa a Stanca per la Funzione pubblica. E per il nodo di Palazzo Madama spunta Schifani

nostro inviato a Como

«Ora ti ho proprio incastrato, eh... ». Il comizio in piazza Duomo è finito da qualche minuto quando Silvio Berlusconi stringe la mano a Lucio Stanca. Dal palco, per l’ennesima volta, il Cavaliere ha ripetuto che sarà lui a occuparsi di ridurre le spese dello Stato con la digitalizzazione. Insomma, nei ragionamenti del Cavaliere dovrebbe essere l’ex presidente dell’Ibm Europa il prossimo ministro della Funzione pubblica, a meno che all’ultimo minuto il numero risicato di poltrone non lo costringa a riconfermarlo ministro per l’Innovazione come nel 2001.
Già, perché questa volta i posti a disposizione saranno sensibilmente ridotti dalla reintroduzione della Bassanini: 12 ministri con portafoglio e 60 tra senza portafoglio, viceministri e sottosegretari. Probabilmente, non abbastanza da soddisfare gli appetiti di tutti. Così, anche per evitare frizioni, l’ex premier continua a ripetere che «il capitolo governo è stato rinviato a più tardi». Vero solo in parte, se già è chiaro come dividersi le 12 poltrone: sette a Forza Italia, tre ad An e due alla Lega. Con una sola vera certezza: Giulio Tremonti tornerà all’Economia.
La partita che si è riaperta nell’ultima settimana, però, è quella della presidenza del Senato. E potrebbe ripercuotersi a cascata su tutti i ministeri. Fino a poco fa, infatti, a Palazzo Grazioli veniva dato per scontato che la Camera Alta sarebbe rimasta all’opposizione e, dunque, a Franco Marini. Una certezza che è andata affievolendosi, un po’ per il rischio di un Senato dai numeri incerti (sei senatori a vita sono considerati «ostili») e un po’ perché il basso numero di poltrone a disposizione impone cautela. Senza considerare il fatto che il presidente del Senato resta pur sempre la seconda carica dello Stato. E se andrà al centrodestra, in pole position c’è Renato Schifani, altrimenti destinato a un ministero di peso come l’Interno. A questo punto, però, si potrebbe decidere di lasciare all’opposizione la Camera, la cui presidenza sembrava già nelle mani di Gianfranco Fini. Che in quel caso andrebbe agli Esteri, con Franco Frattini al Viminale. Ministri saranno anche Roberto Formigoni (Istruzione o Sanità), Claudio Scajola (probabilmente alle Attività produttive). Mentre per An toccherà a Ignazio La Russa (Giustizia), Altero Matteoli (Difesa o Ambiente) e Gianni Alemanno (anche lui corre per le Attività produttive).
Insomma, per i 12 ministeri con portafoglio i nomi ci sono, ma manca la collocazione casella per casella. Tra le donne, invece, si dà per certo un ministero a Mara Carfagna (la Famiglia) e uno a Stefania Prestigiacomo. Sottosegretario alle Politiche comunitarie, invece, visto il suo curriculum (laurea in Diritto comunitario e responsabile del Dipartimento politica Ue di Forza Italia) potrebbe essere Laura Ravetto. Mentre Barbara Contini è in corsa per un posto da viceministro o sottosegretario agli Esteri. Al ministero dell’Agricoltura, poi, c’è chi vede bene anche Adriana Poli Bortone, una delle poche donne che può schierare An oltre a Giorgia Meloni e Giulia Bongiorno. C’è poi il capitolo quarantenni. Con il Cavaliere che dovrà decidere se far entrare in squadra anche Mariastella Gelmini, Angelino Alfano e Raffaele Fitto (quest’ultimo, tra l’altro, è uno dei pochi nomi spendibili del Sud che non sia siciliano). L’alternativa, però, è che possano essere destinati a occuparsi a tempo pieno del neonato Pdl, visto che nel tempo il rischio che An possa cannibalizzarlo è grande.