Lavori in ritardo, sul teatro Lirico cala il sipario

Dopo un anno dall’apertura del cantiere la ristrutturazione non è
ancora iniziata. Il Comune vuole rescindere il contratto. L’assessore
alla Cultura Finazzer Flory: «È imbarazzante. Martedì incontrerò il
sindaco per prendere una decisione»

Sul palcoscenico del Lirico Giorgio Gaber va in scena il restauro del teatro. Una commedia o una tragedia - a seconda delle interpretazioni - in due atti, che presto vedranno la fine. Dopo un anno di presunto cantiere il sipario sulla sala di via Larga potrebbe vedere presto il suo epilogo. Il Comune, infatti, ha intenzione di rescindere il contratto di concessione all’Ati, la cordata di imprenditori guidata da Gianmario Longoni, imprenditore delle officine Smeraldo, che ha vinto la gara di appalto nel lontano 2004. Negli uffici di Palazzo Marino, infatti, la misura è colma: già a febbraio da piazza Scala era arrivato l’aut aut o il cantiere parte sul serio e entro due anni consegna il teatro, chiuso dal 1998 alla città, o stracciamo il contratto. L’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory incontrerà il sindaco martedì per discutere un’azione diretta su tre questioni di politica culturale: la prima all’ordine del giorno sono proprio i cantieri immobili del teatro Lirico, seguiti a ruota dall’affaire Arcimboldi. «Qualche mese fa ho fatto un blitz in teatro per vedere come stavano procedendo i lavori - racconta Finazzer - ho trovato tre signori che “stavano lavorando”, per così dire. La situazione è imbarazzante. Qui si tratta di rispettare degli impegni presi. Non solo, ho parlato anche con Dell’Utri che mi è parso all’oscuro della situazione e totalmente disinteressato».
Adesso è davvero troppo: «Sono stufo, se entro dicembre Longoni non ci dà una risposta chiara e trasparente il Comune ritira la concessione». Cosa ne sarà allora della sala dove Mussolini tenne il suo ultimo discorso? Ha in mente qualcosa? «Metterlo a norma con i fondi in conto capitale e trasformarlo in uno spazio per valorizzare il balletto della Scala». Insomma i lavori sono in ritardo di due anni, ma la concessione prevede che non si possa rescindere il contratto - in caso di non adempimento - fino all’ultimo giorno, ovvero il 31 dicembre.
Il motivo di tale ritardo? Dopo l’addio del principale finanziatore Alberto Rigotti, sostituito dopo lunghe ricerche da un imprenditore immobiliare che aveva voluto rimanere nell’ombra, sembra che Longoni non navighi in buone acque. Una decina di giorni fa ha accettato la proposta del Comune di Bergamo per il pagamento dilazionato degli arretrati sugli affitti, circa 120mila euro del teatro Creberg che gestisce, e la realizzazione delle opere di insonorizzazione. A Milano sembra che non butti meglio con i bilanci del Ciak e dello Smeraldo. L’imprenditore, per il restauro del teatro firmato da Cassi Ramelli, sarebbe alle prese con un progetto faraonico di Luciano Colombo da 17 milioni di euro e due anni di lavoro. Il progetto esecutivo - che è tornato alla versione originale dopo la vittoria del ricorso contro il nuovo vincolo messo dal sovrintendente Famiglietti il 5 marzo scorso, è sul tavolo della sovrintendenza che lo dovrebbe approvare a giorni.