Lavoro, 3 morti al giorno: Napolitano: basta

L'Amnil e l'Inail: nel 2007 le morti bianche sono state 1.210, in calo di quasi il 10 per cento rispetto al 2006, ma non basta. Gli invalidi del lavoro sono circa 800mila. Il Capo dello Stato: "Necessario non demordere nell'allarme sulla sua gravità sociale, applicare e migliorare le norme legislative"

Roma - Oltre 1.200 morti in un anno, tre ogni giorno: gli infortuni sul lavoro - anche se sono in calo dal 2000 ad oggi - si confermano una delle principali cause di morte in Italia, con un numero di decessi che è quasi il doppio rispetto agli omicidi. E' l'allarme lanciato dall'Associazione nazionale fra mutilati ed invalidi del lavoro (Anmil) in occasione dellaGiornata nazionale per le vittime.

Napolitano: "Ora basta" Ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Di fronte alle continue tragedie "é doveroso tenere viva l'attenzione", ha sottolineato in un messaggio inviato al presidente dell'Anmil, Pietro Mercandelli, "non demordere nell'allarme sulla sua gravità sociale, applicare e migliorare le norme legislative". Questo, ha proseguito Napolitano, "é un obbiettivo di civiltà che dobbiamo al sacrificio dei tanti caduti, mutilati e invalidi".

Ogni giorno, secondo i dati diffusi dall'Anmil, in Italia si verificano 2.500 incidenti sul lavoro, muoiono 3 persone e 27 rimangono permanentemente invalide. Per questo, un impegno "costante" deve spingere tutti verso una "maggiore attenzione e precauzione", ha affermato il presidente del Senato, Renato Schifani, richiamando la sicurezza dei lavoratori come "una priorità assoluta per il nostro Paese". Anche per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, il fenomeno delle morti bianche "costituisce un'emergenza sociale assoluta, che offende la coscienza di ognuno di noi ed impone a tutte le istituzioni un deciso impegno volto a porvi urgentemente fine".

Nel 2007 1.210 vittime E' questo il tragico bilancio secondo gli ultimi dati Inail, con un calo del 9,8% rispetto al 2006, quando si erano contati 1.341 casi. Lo stesso per gli infortuni: l'anno scorso sono stati 912.615, 15.500 casi in meno rispetto al 2006. Nonostante le statistiche "dicano che gli infortuni continuano a scendere", ha rilevato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, "dobbiamo mantenere alta la guardia rispetto ad un fenomeno che ha una dimensione intollerabile in un paese moderno", ha detto parlando della necessità di andare avanti con il piano di formazione ed informazione, "diffondendo investimenti" ma anche aumentando i controlli.

Quello che manca oggi "é il crollo dei dati, che non c'é perché un fattore culturale lo impedisce", ha aggiunto il presidente dell'Inail, Marco Fabio Sartori. E' un piano articolato quello su cui puntare per contrastare il fenomeno, secondo l'Anmil: occorrono più controlli e ispezioni, un "maggior senso di responsabilità" da parte dei datori di lavoro, un "ulteriore sforzo" sul fronte della comunicazione e sensibilizzazione, un intervento "più forte" sulla formazione, a partire dalla scuola, ha spiegato Mercandelli. Proposta subito sostenuta dal segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini, che ha annunciato una raccolta di firme per portare la materia nelle aule, sin dalle elementari. Oltre questo, va affrontato anche il capitolo del "progressivo deterioramento dei livelli di tutela indennitaria" per gli oltre 800mila invalidi del lavoro e dei quasi 130mila superstiti delle vittime.