Lavoro, anche la Cgil lo deve ammettere Sempre meno cassintegrati: -25,5% sul 2010

In gennaio l’Inps ha registrato un calo significativo delle richieste: -25,5% rispetto al 2010. Segnali positivi da industria e artigianato. Sacconi: &quot;La ripresa c’è, ma è selettiva&quot;. La Cgil: &quot;Bene le grandi imprese, resta il problema disoccupazione&quot;<br />

Roma - È il termometro della ri­presa, uno degli indicatori più sensibili per capire se e come le aziende stanno reagendo al­la crisi. E il dato di gennaio sul­le ore di cassa integrazione ri­chieste, fa ben sperare per il 2011. Nel mese scorso l’Inps ha registrato 60,3 milioni di ore di Cig, il 30,3% in meno ri­spetto al mese precedente, quando erano state richieste 86,5 milioni di ore. Rispetto al gennaio 2010, quando venne­ro autorizzate 80,9 milioni di ore, il calo è stato del 25,5%. Si tratta del dato migliore dal marzo del 2009. A detta dello stesso istituto di previdenza un dato «di forte evidenza che conferma clamorosamente una tendenza alla diminuzio­ne » del principale ammortiz­zatore sociale.

Segnale positivo soprattut­to perché da circa un trime­stre stanno calando tutte le ti­pologie di cassa integrazione e in gennaio si è consolidata questa tendenza. Quella ordi­naria, con una diminuzione ri­spetto al mese scorso del 14,6%, la straordinaria, addi­rittura con un meno 44,9%, e anche la cassa in deroga che ha registrato un meno 16,8%. Significativo anche il fatto che l’aumento di ore lavorate ri­guardi l’industria e l’artigiana­to (-31,6% di ore in cassa inte­grazione rispetto a dicembre 2010) e il commercio (-36%). Rimangono zone di ombra, ad esempio nel settore delle co­struzioni, con la cassa nell’edi­l­izia che ha sfiorato i 5,68 milio­ni di ore (+41%).

Comunque abbastanza per fare dire al governo che, per i lavoratori impiegati nei setto­ri più esposti alla crisi, la tra­versata del deserto è finita. E che la scommessa di puntare proprio sul mantenimento del posto di lavoro è stata vin­ta. C’è una «ripresa della pro­duzione », ha spiegato il mini­stro del Lavoro Maurizio Sac­coni, «anche se selettiva». Gli ammortizzatori sociali hanno «consentito di mantenere mol­te persone collegate all’impre­sa e all’impresa stessa di man­tenere inalterata la sua poten­zialità produttiva con l’effetto di una tempestiva ripartenza quando si creano le condizio­ni di mercato», ha rivendicato il ministro, che ha anche sotto­lineato come sia stato smenti­to chi aveva lanciato l’allarme sulle risorse destinate agli am­mortizzatori. Erano «tarate sulle ipotesi peggiori» e ades­so «risultano ancor più suffi­cienti a garantire la protezio­ne del reddito» nel 2011.

Il dato Inps è stato commen­tato a caldo dal segretario ge­nerale della Cgil Susanna Ca­musso, che ha riconosciuto co­me ci sia «un pezzo di econo­mia che riprende», ma ha sot­tolineato anche come il vero problema sia la disoccupazio­ne e la piccola impresa. Anche la Cisl, con il segretario genera­le aggiunto Giorgio Santini, sottolinea la novità di un calo generalizzato di tutte le tipolo­gie di Cig, ma mette in guardia sul significato del dato che ri­guarda la cassa integrazione straordinaria, sul quale «inci­de probabilmente il raggiungi­mento, da parte di molte azien­de, dei limiti di utilizzo». Per il segretario confederale della Uil Guglielmo Loy, «i dati del­l­e ore autorizzate di cassa inte­grazione di gennaio sembra­no indicare una ripresa del si­stema produttivo ».

Ma è anco­ra ne­cessario sostenere gli am­mortizzatori. «Anche per que­sto sono importanti e da ap­prezzare gli intendimenti del ministro Sacconi relativi alle garanzie per i molti lavoratori in cassa integrazione o in mo­bilità ». Un invito a non abbas­sare la guardia arriva anche dalle piccole imprese. «È vero, è diminuito il numero delle ri­chieste di cassa integrazione, tuttavia registriamo anche un calo dell’occupazione delle Pmi». Nei primi tre mesi del 2011, è l’allarme del presiden­te della Confapi Paolo Galassi, una piccola azienda su cinque licenzierà.