Lavoro, approvato il ddl Pd: "Articolo 18 aggirato" Sacconi: "Voi in malafede"

Approvato il collegato sul lavoro, ma è scontro sulla norma che
affida a un arbitrato anziché al giudice la controversia tra
lavoratore e impresa. La Triplice: "Controriforma". Sacconi: "Accendono la tensione sociale"

Roma - Via libera, senza modifiche, del Senato al ddl lavoro collegato alla manovra triennale del 2008. Ma è scontro sulla norma che affida a un arbitrato invece del giudice la controversia tra lavoratore e datore di lavoro. I sindacatiattaccano il governo: "E' una controriforma". Ma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, replica: "E' la malafede dei soliti noti". "Le norme sull’arbitrato difficilmente potranno reggere all’urto della Corte Costituzionale - ha affermato in aula Tiziano Treu del Pd - l’arbitro non può muoversi liberamente ma rispettare la legge e la Costituzione".

Il via libera a Palazzo Madama Le principali novità del ddl vanno dal pensionamento anticipato per i lavoratori impegnati in attività usuranti alla possibilità di assolvere all’ultimo anno di obbligo di istruzione attraverso l’apprendistato in un’azienda. E ancora, dalle novità sul processo in materia di lavoro al pensionamento dei dirigenti del Servizio sanitario nazionale. Complessivamente sono state una sessantina gli emendamenti esaminati, quasi tutti dell’opposizione. La maggior parte di richieste di modifica della minoranza riguardavano la norma sull’apprendistato. Le proposte sono state tutte respinte tecnicamente per l’Aula. Le Commissioni hanno approvato soltanto alcuni ordini del giorno sull’apprendistato e sull’arbitrato in materia di lavoro pubblico.

Opposizione e sindacati all'attacco Secondo il senatore del Pd, Tiziano Treu, "l’articolo 18 potrebbe diventare un optional". E spiega: "La norma implica la possibilità di bypassare le norme inderogabili di legge e quindi diritti come l’articolo 18 o le retribuzioni o le ferie. Un simile accordo inoltre può essere stretto anche in corso di rapporto di lavoro". Molto duro anche il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che si dice essere pronto a fare ricorso: "Questo Ddl opera una vera e propria controriforma delle basi del diritto del lavoro italiano". Secondo il numero uno della Cgil, "si rende il lavoratore più debole. Se lo si fa addirittura nel momento del suo ingresso nel lavoro lo si segna per tutta la vita". "La politica regoli se stessa, che è già tanto sregolata - invita il leader della Cisl, Raffaele Bonanni -  sui temi sociali sono le parti sociali a doversi confrontare. Il resto sono solo palloni che si gonfiano mediaticamente". Più conciliante invece il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, secondo cui "negli anni scorsi c’era l’intenzione di abrogare l’articolo 18, ora c’è quella di trasformare il reintegro in rimborso o in una penale ai lavoratori, quindi la questione è diversa". Ma Angeletti avverte: "Nel caso di danni seri non staremmo con le mani in mano".

La replica di Sacconi Sacconi non resta zitto davanti agli attacchi della Triplice. "La polemica dei soliti noti su un testo di legge alla quarta lettura in Parlamento dopo due anni di esame è l’ennesima prova della malafede di chi vuole accendere la tensione sociale", sottolinea il ministro del Welfare. "Il lavoratore - spiega Sacconi proprio a margine del Congresso della Uil - avrà la possibilità in più di ricorrere all’arbitrato e tutto sarà regolato dai contratti collettivi". "Non per nulla tutti - conclude Sacconi - tranne la Cgil hanno condiviso questa norma".