Il lavoro arriva in fretta per i laureati genovesi

I neolaureati genovesi lavorano e sono anche ben pagati. Una sorpresa, se si pensa ai soliti ritornelli sulla disoccupazione in Italia, sull’inutilità degli incentivi offerti dal governo nel settore dell’occupazione e della formazione dei giovani. La buona notizia arriva dal consorzio Almalaurea che in collaborazione con diversi atenei italiani monitora gli studenti al termine dei loro corsi. E se la media italiana di chi trova subito lavoro è pari al 55 per cento, in Liguria il numero dei ragazzi che dopo gli studi non resta disoccupato fa salire le stime al 58 per cento. Cifre che non devono neppure essere considerate «definitive», se si pensa che inevitabilmente esistono categorie di laureati che devono continuare a studiare per specializzazioni o tirocini, come nel caso dei medici e dei giuristi, che rappresentano il 18 per cento del totale. Dopo un anno dal «pezzo di carta», solo il 18 per cento cerca insomma ancora un posto. Numeri, quelli dei disoccupati, che crollano addirittura a distanza di tre anni dalla tesi, facendo segnare appena un 8 per cento che diventa 7 due anni più tardi.
La «classifica» ottenuta contattando dopo la laurea gli studenti genovesi si differenzia anche per indirizzo seguito. Sono così gli architetti quelli che trovano per primi un lavoro (79 per cento già dopo un anno). Seguono facoltà come Scienza della Formazione (78 %, ma qui influisce il fatto che molti continuano il lavoro già svolto durante gli anni di studio), Ingegneria (77%) e Scienze Politiche (66%). Poco indicative, per i motivi già spiegati, il 37 per cento di Medicina e Chirurgia e il 33 di Giurisprudenza.
I laureati genovesi non solo trovano lavoro, ma in un anno quasi la metà di loro (41 per cento) ha già il posto fisso, obiettivo comunque raggiunto dal 76 per cento dei giovani nel giro di cinque anni. Se mediamente chi trova subito un impiego dice di aver impiegato tre mesi dal giorno della laurea a trovare l’offerta giusta, il primo stipendio è di circa 1.000 euro al mese, con i laureati in lingue, in ingegneria e in medicina che superano i 1.100.