Lavoro, la carica dei 158mila precari

Chiamala, se vuoi, flessibilità. Ma per i 126mila lavoratori atipici della capitale (l’11,6 per cento del totale degli occupati) la mancanza di un contratto fisso, l’impossibilità di andare in ferie o di fare un figlio, percependo comunque una retribuzione, si traduce piuttosto in «precarietà». Sono soprattutto donne, giovani e laureati gli atipici a Roma, secondo la fotografia scattata dall’Ufficio statistica del Comune riferita al 2005. Da quell’indagine emerge che le persone fra i 15 e i 34 anni costituiscono il 59 per cento del totale degli atipici, la componente femminile copre il 58 per cento e vi è una forte incidenza di laureati e diplomati (34 per cento). E aggiungendo ai 126mila i 33mila che si trovano in una «fase intermittente», avendo appena concluso un contratto temporaneo e in attesa di un’altra occupazione, il totale sale a 158mila precari (13,5 per cento degli occupati). Numero superiore di oltre 3 punti al quinquennio 1996-2000, in cui i contratti non standard (co.co.co, interinali e a tempo determinato) costituivano il 10,4 per cento del totale. Il settore in cui prevale l’«atipico» è il call center, ma anche nel commercio e nell’informatica il contratto a tempo indeterminato è spesso un miraggio. Circa l’80 per cento degli atipici svolge un lavoro autonomo su richiesta del committente: questo significa che la flessibilità per la maggior parte dei precari non è una scelta ma un obbligo. Inoltre, il sospetto che dietro i contratti di collaborazione si celi in molti casi un lavoro dipendente a tutti gli effetti è avvalorato dalle analisi delle modalità di svolgimento di queste forme di occupazione. A Roma, infatti, il 67,8 per cento dei collaboratori svolge incarichi per un’unica società e il 53 per cento è tenuto a garantire la sua presenza nella sede di lavoro. Tuttavia, sostiene l’ufficio statistica del Comune, «il mercato del lavoro nella Capitale offre possibilità maggiori di stabilizzazione rispetto a ciò che accade nel resto del Paese»: negli ultimi cinque anni il 34 per cento dei lavoratori a tempo determinato ha mantenuto un contratto atipico contro il 37 per cento nazionale. Con queste cifre non risulta strano che il 66 per cento dei lavoratori atipici manifesti insoddisfazione per le condizioni di stabilità e sicurezza della propria occupazione e il 68,5 per cento anche per quanto riguarda la retribuzione. L’assessore capitolino al Bilancio, Marco Causi, vede rosa: «Il mercato del lavoro ha vissuto negli ultimi anni un forte dinamismo, con un complessivo aumento degli occupati di 207mila unità (+15 per cento)». Ma è proprio questo dinamismo che provoca sempre più precarietà.