LAVORO DELICATO L’ente non fa bilanci, ma ammette: «Ogni giorno tentano di corromperci»

«Incontriamo ogni giorno contribuenti che non vogliono pagare le tasse e che per farci chiudere un occhio ci offrono di tutto, dal regalo, all’invito a cena, alla mazzetta. Il 99 per cento di noi dice “no”, purtroppo capita che qualcuno si faccia corrompere. Svolgiamo un lavoro delicatissimo». Talmente delicato che chi parla, un dirigente romano dell’Agenzia delle entrate, preferisce restare anonimo. L’ultimo episodio in ordine di tempo è di ieri.
Otto dipendenti dell’Agenzia delle entrate di Barletta e Bari sono stati arrestati per concussione e truffa. Durante le ispezioni pretendevano dagli imprenditori tangenti, orologi e posti di lavoro per i propri figli. Tre giorni fa a Torino è finito in manette il direttore provinciale dell’ente, intascava mazzette da un ristoratore. I fatti di cronaca non mancano. Varese, febbraio 2010: due funzionari arrestati per aver chiesto 50mila euro a un imprenditore. Vicenza, dicembre 2010: nove ispettori del Fisco incastrati, prendevano mazzette in cambio di favori. Trapani, marzo 2011: in cella un funzionario 52enne, informava in anticipo dei controlli i gestori dei night club e si faceva pagare con prestazioni sessuali delle loro ballerine. Torino, giugno 2011: ai domiciliari un dipendente infedele delle Entrate, si faceva consegnare gratis pane e pasticcini dai commercianti, minacciando verifiche fiscali. Potenza, luglio 2011: arrestata una funzionaria dell’ente a Potenza che interferiva sugli accertamenti e riceveva come compenso vacanze gratuite e sconti sull’acquisto di immobili. Cagliari, dieci giorni fa: un commerciante cinese denuncia un impiegato che gli estorceva denaro da quattro anni.
Le statistiche? L’Agenzia delle entrate preferisce non divulgarle, «per non penalizzare la stragrande maggioranza di dipendenti onesti per colpa di pochi - spiegano da Roma -. Però non sono allarmanti. Anche se ogni singolo episodio desta tutta la nostra attenzione». L’ente comunque non si nascondono dietro a un dito. La lotta all’evasione è difficile, ma la legalità, assicurano, non è in discussione. Dopo il caso di Torino il direttore, Attilio Befera, ha scritto una lettera al personale: «È inutile negare che notizie come questa suscitano in noi profonda amarezza. L’immagine dell’Agenzia subisce un duro colpo. Dobbiamo però reagire, forti dell’orgoglio che ci viene dall’appartenere a un’istituzione dalla cui credibilità dipende in misure decisiva il grado di fiducia dei cittadini nello Stato. Ho incaricato la Direzione Audit e sicurezza di rafforzare i controlli circa il rispetto dei principi di correttezza e integrità». Befera chiede ai collaboratori di «sfidare, vigili, difficoltà e zone d’ombra che non possiamo né vogliamo ignorare». Il rischio di corruzione, ammettono alle Entrate, è alto. Le contromisure cercano di scongiurarlo. Una sezione ad hoc si occupa dei controlli interni, «puntiamo a prevenire le frodi con automatismi informatici - sottolineano dalla sede centrale - e i dirigenti devono fornire una dichiarazione patrimoniale. Spesso le segnalazioni su atteggiamenti sospetti partono dall’interno. Condanniamo nettamente le infrazioni e collaboriamo con la magistratura. Sospendiamo i dipendenti infedeli, che vengono licenziati in tronco in caso di flagranza di reato».