Lavoro, donne e diplomi per battere la crisi

Viviamo in un’isola più serena rispetto al resto d’Italia, dove la crisi morde ancora più forte. Il merito è soprattutto dei lavoratori qualificati, che convincono anche le multinazionali a mantenere sul territorio milanese i loro quartieri generali. E un ruolo di primo piano lo hanno le donne, con «l’ampia e qualificata partecipazione femminile» che a queste latitudine è più consistente che altrove. Grazie a queste risorse, l’occupazione non è in caduta libera e registra una sostanziale tenuta: nel 2011 le imprese milanesi hanno ridotto i loro organici dello 0,4%. Qualche nota positiva arriva da salari e stipendi, che (escluse le buste paga dei quadri) battono l’inflazione. Nel 2011 è anche diminuito il ricorso alla cassa integrazione.
Sono i principali risultati dell’Indagine sul mercato del lavoro nell’area milanese per l’anno 2011, realizzata dal Centro studi di Assolombarda su circa 700 imprese associate che occupano 150mila lavoratori nelle provincie di Milano, Lodi e Monza e Brianza, aree che definiscono il Milanese in senso ampio. Presenti all’auditorium Gio Ponti di via Pantano, sede di Assolombarda, il presidente dell’associazione, Alberto Meomartini, e il direttore generale, Antonio Colombo.
Le donne rappresentano oltre un terzo della forza lavoro (32%). Nel tempo la loro presenza è cresciuta nelle qualifiche a maggior contenuto professionale, anche se il tasso di femminilizzazione più elevato (43,1%) si riscontra tra gli impiegati, scende al 28,5 tra i quadri e addirittura al 17,4 tra i dirigenti. Le donne sono più presenti nei servizi (39% donne, 61% maschi) e un po’ meno nell’industria (29% donne, 71 uomini).
Sfiora l’80 per cento la quota di colletti bianchi, ovvero dirigenti, quadri e impiegati. Molto alto il livello di scolarizzazione dei lavoratori milanesi: i diplomati sfiorano quota 80% e i laureati rappresentano il 37% del totale, con punte del 55% nel settore dei servizi.
Un ulteriore dato che colpisce è che il calo di occupazione riguarda soprattutto i lavoratori tra i 25 e i 40 anni, mentre l’occupazione sale tra i giovani e gli over 40. «Le aziende nei momenti complessi cercano personale già pronto» è l’analisi di Maria Raffaella Caproglio, ai vertici dell’agenzia per il lavoro Umana.
Le previsioni per il 2012 sono «caute». I dati del 2011 scontano un ottimismo nella prima parte dell’anno che è poi stato contraddetto dall’andamento reale dell’economia, tornata in recessione dalla seconda metà del 2011. Si può comunque notare che nel 2011 è aumentata, rispetto all’anno precedente, la quota di assunzioni a tempo indeterminato.
E non mancano i casi di imprese che prevedono di assumere nuovi lavoratori nel 2012, dopo aver già ampliato i loro organici nel 2011. Uno scenario positivo che riguarda l’11,3% delle imprese, contro un 7,2 che al contrario prevede riduzioni di personale dopo averne già effettuate nel 2010.
I settori migliori? Terziario e manifatturiero.