Lavoro, Draghi: "Rivedere gli ammortizzatori"

Laurea honoris
causa all’Università di Padova per il governatore della
Banca d’Italia. Draghi: "La condizione di vulnerabilità
finanziaria delle famiglie italiane si conferma bassa". Poi invita a riformare il sistema degli ammortizzatori sociali: "Porterebbe benefici per l’efficienza produttiva"

Padova - Sebbene la condizione di vulnerabilità finanziaria delle famiglie italiane si confermi "nel complesso bassa", il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi è fermamente convinto che il sistema italiano degli ammortizzatori sociali debba essere rivisto. In occasione della lectio magistralis tenuta in occasione della laurea honoris causa ricevuta questa mattina dalla Facoltà di Statistica dell’Università degli Studi di Padova, Draghi ha spiegato che "la statistica è essenziale per la politica economica" e per questo è cruciale tutelarne l’indipendenza. Quindi, l'avvertimento: "Non esiste realzione statistica tra immigrazione e criminalità".

Rivedere gli ammortizzatori sociali Il sistema italiano degli ammortizzatori sociali deve essere rivisto. La sua riforma porterebbe "benefici per l’efficienza produttiva, la tutela dei lavoratori, l’equità sociale. Essa è oggi il prerequisito per un’estensione della flessibilità del mercato del lavoro a tutti i suoi comparti". Partendo da una stima dell’istituto di Via Nazionale secondo cui "circa 1,2 milioni di lavoratori dipendenti non avrebbero copertura in caso di interruzione del rapporto di lavoro", il numero uno di Palazzo Koch ha spiegato che a questi vanno aggiunti "450mila lavoratori parasubordinati che non godono di alcun sussidio o che non hanno i requisiti per accedere ai benefici introdotti dai provvedimenti del Governo". Draghi ha sottolineato come "il sistema italiano di ammortizzatori sociali è notoriamente frammentato" e come "ne consegue una copertura assicurativa estremamente eterogenea per settore, per dimensione di impresa e per contratto lavorativo".

La vulnerabilità delle famiglie italiane La condizione di vulnerabilità finanziaria delle famiglie italiane si conferma "nel complesso bassa". "La crisi finanziaria - ha spiegato Draghi - ha concentrato l’attenzione sulla capacità delle famiglie di sostenere gli oneri di un debito rapidamente crescente, sebbene ancora su livelli nettamente inferiori a quelli registrati negli altri paesi avanzati". Una situazione che ha portato la Banca d’Italia a svolgere nuove ricerche che hanno utilizzato le informazioni dell’indagine relative ai patrimoni, ai debiti e ai redditi per analizzarne l’andamento in rapporto alle caratteristiche delle famiglie nel periodo dal 1991 al 2006. "L’analisi - ha osservato il governatore - conferma nel complesso una condizione di bassa vulnerabilità finanziaria delle famiglie italiane. La fragilità finanziaria, definita come la percentuale di famiglie con una spesa per debiti superiore al 30% del reddito disponibile, risulta complessivamente limitata, pari al 2%, e interessa una famiglia indebitata su dieci".

Statistica e politica economica "Rivelando la realtà - ha detto il numero uno di via Nazionale - scuote le persone dall’ignoranza, comoda per giustificare l’inerzia dei loro comportamenti, prepara e informa il consenso politico necessario per l’azione conseguente, a cui dà il sostegno essenziale per misurarne l’intensità e l’azione". Per questo motivo, ha proseguito Draghi, "la discussione della politica economica deve ancorarsi a informazioni quantitative da tutti ritenute affidabili, più che a sondaggi spesso espressione di un’opinione pubblica". Il ruolo della statistica ufficiale resta dunque "fondamentale" perché "la sua qualità soddisfa standard internazionali" ed è sottoposta "allo scrutinio oculato della comunità scientifica". L’Istat, ha osservato ancora l’inquilino di Palazzo Koch, "continua a fornire un apporto insostituibile non solo nell’azione di coordinamento del sistema ma anche nello sviluppo di nuove essenziali informazion". Per questo, ha avvertito Draghi, "l’indipendenza della statistica ufficiale è essenziale e va tutelata in ogni suo aspetto".

Immigrazione e criminalità "Una relazione fra immigrazione e tasso di criminalità «non trova evidenza". Draghi ha parlato dell’importanza del ruolo della statistica e ha sottolineato come, per esempio "lo scorso anno, uno dei primi lavori econometrici su questo tema (immigrazione e tasso di criminalità, ndr.) non ha trovato evidenza che tipologie di reato come i crimini contro il patrimonio, contro la persona e le violazioni della legge sugli stupefacenti siano da attribuire direttamente all’immigrazione".