Lavoro, i Ds spaventati anche dalla legge Treu

Antonio Signorini

da Roma

Superare la legge Biagi, cancellarla oppure fare tabula rasa di tutte le riforme del lavoro, compresa quella approvata dal centrosinistra ai tempi del governo guidato da Romano Prodi? Tre soluzioni tanto eterogenee da poter essere spalmate su un intero arco parlamentare convivono contemporaneamente sotto i rami della Quercia. I Democratici di sinistra si apprestano ad affrontare la convenzione programmatica che si terrà a Firenze ai primi di dicembre con una posizione ufficiale, contenuta in un documento stilato dal responsabile lavoro Cesare Damiano e che corrisponde alla linea del segretario Piero Fassino. Poi c'è la sinistra Ds che chiede la «cancellazione» della «legge 30» (così l'Unione chiama la riforma Biagi). Ancora più a sinistra c'è Cesare Salvi, ministro del Lavoro con D'Alema premier, che all'Unione chiede da tempo una svolta radicale non solo rispetto alle scelte del governo Berlusconi, ma anche rispetto a quelle del «vecchio Ulivo». Questo - ha recentemente spiegato Salvi - significa che la sinistra non si deve limitare a riportare le lancette dell'orologio indietro al febbraio 2003 quando fu approvata la legge Biagi, ma che vale piuttosto la pena di tornare al giugno '97 e cioè a prima del varo del pacchetto Treu. Una riforma del governo guidato da Romano Prodi «che - sostiene Salvi - ha fortemente messo in discussione lo Statuto dei lavoratori». Quella di Salvi potrebbe essere classificata come un'innocua proposta di bandiera avanzata dall'unico esponente del partito che anche all'ultimo congresso bocciò la linea della maggioranza Ds sui temi del lavoro. Ma sarebbe riduttivo, visto che la sua parola d'ordine raccoglie consensi di tutto rispetto dentro il partito e nell'Unione. È nota l'avversione di Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Verdi per qualunque cosa vada in direzione di maggiori flessibilità, così come sono conosciute le dichiarazioni anti-legge Treu di Fausto Bertinotti. La novità di qualche giorno fa è che anche la sinistra Ds si prepara a dare battaglia contro i riformisti della coalizione e del partito. Gloria Buffo, esponente di punta dell'area, ha anche dato un nome alla campagna con la quale si propone di «dare il tormento»: «Precariare stanca». Nella sostanza la proposta della corrente consiste nel prevedere solo due forme di lavoro, quello autonomo e quello subordinato oltre a forti disincentivi per i contatti a tempo determinato. La ricetta della maggioranza stilata da Damiano (coordinatore del tavolo che sta scrivendo il programma dell'Unione sui temi del lavoro) punta invece a mantenere la «buona flessibilità», e supera la legge Biagi riducendo le forme contrattuali previste dalla riforma del centrodestra. Ed è questa - secondo l'esponente Ds - l'unica posizione legittima di via Nazionale. «Esiste - spiega - una posizione unitaria dei Ds sul tema del lavoro e sulle precarietà che è quella decisa al congresso e votata da tutti con l'eccezione di Cesare Salvi. La posizione dei Ds è il superamento della legge 30 e la cancellazione delle forme di lavoro precarizzanti. Non l'abolizione della legge».
A farne le spese sarebbero quindi i contratti come il Job on call e il Job sharing, ma non le altre misure contenute nella Biagi. Poi i Ds hanno fatto propria la richiesta dei sindacati e nella proposta hanno inserito una riforma degli ammortizzatori sociali (a questo si riferiva il segretario Fassino quando ha parlato di «migliorare» la Biagi) e il ripristino del credito d'imposta limitatamente alle imprese che assumono a tempo indeterminato. Una linea più morbida, quindi, rispetto a quella della sinistra interna, che chiede un rincaro del 10 per cento dei contributi sul lavoro a tempo determinato. E la legge Treu? La sinistra Ds ha ormai scelto la via indicata da Salvi e Bertinotti e chiede di «ripensare il pacchetto Treu» e «le forme di precarietà a cui noi stessi abbiamo aperto le porte». E su questo aspetto non trova indisponibilità al confronto nella maggioranza del partito. «Il pacchetto Treu è una base di partenza, fermo restando che con il tempo niente rimane lo stesso», ammette Damiano. Stravolgimenti no, ma sono possibili «quei correttivi che la sperimentazione di questi anni ci può suggerire». Il pacchetto sul lavoro approvato ai tempi di Prodi che fece per la prima volta emergere il fenomeno degli atipici è difeso dall'esponente della Margherita, che siede al tavolo insieme a Damiano e Alfonso Gianni del Prc. Ma tutto lascia supporre che anche la sua riforma, insieme a quella Biagi, faccia ormai parte della partita.