Al Lavoro per mandare a casa gli italiani a settant’anni

A sentire come Elsa Fornero si racconta viene in mente una parola sola: rigore. E il pallone non c’entra. Sveglia la mattina presto, «mai messo piede in un locale per “giovani”», nessuna particolare passione per la buona cucina. La professoressa neoministro va in crisi solo se le chiedi «cos’è per lei il piacere», come fece un paio d’anni fa una cronista di Repubblica. Per il resto Elsa Fornero da San Carlo Canavese, meno di quattromila anime in quella provincia torinese dove l’austerità è nel Dna, ha le idee chiare: il nostro sistema pensionistico ha bisogno di una decisa correzione di rotta.
E ci sono pochi dubbi su quale sia, secondo lei, la direzione da prendere: metodo contributivo per tutti da subito. Una tesi che la docente dell’Università di Torino ha messo nero su bianco un’infinità di volte, sia nei suoi studi come capo del Cerp, tra i più importanti centri studi sulle pensioni, sia come editorialista del Sole24Ore.

L’estensione del sistema che calcola l’assegno sulla base di ciò che si è versato durante la propria carriera anche ai lavoratori con più anzianità è una svolta tutt’altro che indolore: anche chi ha versato un bel po’ di contributi col vecchio e generoso sistema retributivo rischia di vedersi segare parte dell’assegno. Facile profetizzare che si tratterà di uno degli scogli più aguzzi sulla rotta di navigazione del governo Monti. Che per altro sa bene come la pensa il suo ministro, vista l’amicizia personale con Elsa Fornero, sposata con l’editorialista della Stampa Mario Deaglio: «Mio marito - raccontava- non si capacitava che potessi invitare Mario Monti a cena in cucina o parlargli mentre giravo il risotto». Per la nuova numero uno del Welfare il passaggio al contributivo per tutti già dal 2012 «è una questione di equità». Oltre che ovviamente di tagliare le uscite di qualche miliardo in fretta, limitando lo squilibrio tra quel che entra nelle casse dell’Inps e quel che esce. Facile prevedere che i lavoratori più tutelati, e i sindacati che li rappresentano, si metteranno di traverso. I più giovani e precari, però, faranno il tifo per lei. Ma non è solo una questione di tagli.

La professoressa, come ha raccontato sull’ultimo numero di Espansione, ha in mente un sistema «meno condizionato da una visione del lavoro da fabbrica pesante, fonte soprattutto di fatica fisica: ormai tante categorie potrebbero andare in pensione in modo flessibile». La sua idea è un «conto pensionistico» che frutta in base a ciò che si versa, senza regali da parte dello Stato, ma che ogni lavoratore può gestire con una certa libertà: «Si può immaginare, a una certa età, la riduzione degli impegni lavorativi e di conseguenza dello stipendio, che viene però integrato ricevendo una parte della pensione». Nei suoi interventi, il futuro ministro parlava di una finestra tra i 60-62 e i 70 anni, nel corso della quale ci si può ritirare dal lavoro in tutto o in parte, ricevendo in base ai contributi, rivalutati secondo il Pil e l’aspettativa di vita. In fondo, un’iniezione di libertà. Ma piacerà a tutti? Il ministro non sembra tipo da preoccuparsene lei che, arrivata da una famiglia operaia, è diventata una delle massime esperte italiane di pensioni e che non ama scorciatoie e privilegi: «Del ’68 ho odiato il falso egualitarismo e i 30 politici per tutti». Chissà che stavolta sulle pensioni si svolti davvero, anche se sarà battaglia. E chissà se poi a Monti piacerà ancora il risotto della signora Elsa.