Lavoro nero, Fiera Milano: tolleranza zero per le aziende di allestimento. "Via chi sbaglia"

Giro di vite contro l'utilizzo di manodopera irregolare da parte delle aziende esterne che realizzano allestimenti per le esposizioni: in arrivo pesanti sanzioni fino all'espulsione. Controlli a tappeto di forze dell'ordine, sorveglianza interna e ispettorato del lavoro dopo la chiusura del Salone del mobile: denunciati sei caporali, accertamenti su diverse imprese. L'ad Pazzali: "Gli allestitori che si guadagnano da vivere con le nostre mostre non possono assumere comportamenti che danneggiano la reputazione di Fiera Milano, poiché l’opinione pubblica percepisce quei loro comportamenti illegittimi come se fossero nostri"

Tolleranza zero per le aziende che utilizzano manodopera irregolare per gli allestimenti delle manifestazioni espositive. Ad annunciare la stretta è Fiera Milano: per chi non rispetta le regole scatteranno "molto presto" pesanti sanzioni, fino ad arrivare all'espulsione.

Il Salone internazionale del mobile, che si è chiuso il 22 aprile scorso, è stato l'occasione per mettere in campo un'azione a tappeto di controllo delle maestranze temporaneamente impegnate nei padiglioni e di contrasto del lavoro sommerso, di quello clandestino e del caporalato che sfrutta extracomunitari reclutati appena al di fuori dei cancelli di Fiera a Rho-Pero.

L’intervento – spiega Fiera Milano -, durato diversi giorni in particolare nella fase di smobilitazione successiva alla chiusura del Salone, è avvenuto "in stretta collaborazione con le forze dell’ordine, a cui Fiera Milano ha affiancato la propria sorveglianza interna, coinvolgendo anche l'Ispettorato del Lavoro".

I risultati: i carabinieri hanno controllato sette padiglioni, identificato 144 persone, denunciato tre caporali (di cui un italiano) e quattro aziende. La polizia ha controllato otto padiglioni identificando oltre 100 operai, di cui venti extracomunitari dei quali otto indagati in quanto sprovvisti del permesso di soggiorno. Tre anche in questo caso i caporali individuati (che sono indagati per favoreggiamento di immigrazione clandestina) e diverse le aziende nei cui confronti sono in corso accertamenti per episodi di ricorso al lavoro sommerso. La guardia di finanza ha identificato 200 persone e avviato 30 procedure.

Anche sulla scorta di questi riscontri, Fiera Milano annuncia il giro di vite che colpirà molto presto chi utilizza manodopera irregolare. Le sanzioni scatteranno subito dopo l’adeguamento dei regolamenti di mostra e la notifica alle aziende espositrici e alle società di allestimenti di cui esse si servono.

"Le fattispecie di reato sono diverse - spiega l’amministratore delegato di Fiera Milano Enrico Pazzali - e per questo applicheremo un regime sanzionatorio modulato in funzione dell’entità dell’infrazione, che può andare dalla violazione di una norma di sicurezza alla falsificazione dei titoli di accesso da noi rilasciati all’utilizzo di lavoro irregolare o addirittura di clandestini senza permesso di soggiorno. Partiremo dal richiamo, passando nei casi più gravi alla sanzione economica, fino ad arrivare all'espulsione dell'allestitore che non potrà più lavorare in Fiera Milano". "E coinvolgeremo in quest’azione - aggiunge Pazzali - l’Asal, l’associazione delle imprese di allestimento, e i sindacati, che ci hanno finora affiancati in quella che è una battaglia di civiltà, poiché lo sfruttamento di persone in condizioni di emarginazione non solo falsa la concorrenza, ma è anche eticamente inaccettabile. I controlli, pur via via intensificati negli ultimi anni, hanno avuto finora un effetto dissuasivo, ma non sono bastati a sradicare il fenomeno. Ora scatta la tolleranza zero".

"Gli allestitori che si guadagnano da vivere con le nostre mostre - conclude l'ad - non possono assumere comportamenti che danneggiano la reputazione di Fiera Milano, poiché l’opinione pubblica percepisce quei loro comportamenti illegittimi come se fossero nostri".