Lavoro nero, shopping e palestra La doppia vita dei camici bianchi

da Perugia

Una entrava in ritardo perché - aveva spiegato ad un'amica - aveva dei problemi di ordine familiare. I carabinieri del Nas l'hanno pedinata e, addirittura, filmata. Il fatto è che non si era trattato di una sola volta. Infatti aveva chiesto un nuovo cartellino, dichiarando che l'originale, lo aveva smarrito o glielo avevano rubato. Lei arrivava in ritardo (e in qualche caso usciva prima dell'orario di lavoro previsto dal contratto) e un'amica le faceva la cortesia di timbrare con il cartellino-copia. Una mano lava l'altra. Dicono al comando del Nas Umbria: «Tra gli arrestati ed i denunciati a piede libero figurano medici, coordinatori, capi sala, infermieri tecnici di laboratorio e amministrativi, dipendenti sia ospedalieri che universitari, che in accordo tra loro, timbravano sistematicamente, oltre che i propri cartellini marcatempo, anche quelli di altre persone assenti dal servizio». Insomma, come viene sottolineato nell'ordinanza del gip «una grossa truffa avvenuta attraverso l'uso vicendevole e fraudolento di badge marcatempo». Le indagini erano iniziate quando un militare del Nas aveva incrociato al bar, ad alcune centinaia di metri dall'ospedale, un caposala che pure, come aveva verificato poco prima, risultava presente in servizio. Qualche mese prima un’infermiera, che si faceva timbrare il cartellino da un parente e da una amica, è stata smascherata dai controlli sui timbri d’ingresso e dalle videoriprese all'orologio marcatempo. E così si è scoperto che il fenomeno, purtroppo, era ben più vasto e ben radicato, sia all'ospedale sia tra i convenzionati dell'università. Dove andavano i dipendenti fannulloni, che pure, a fine mese, ritiravano lo stipendio? Qualcuno, sembra, si è assentato per andare nei negozi del centro a fare shopping. Altri uscivano prima per andare in palestra, mantenere un bel fisico, d’altronde, serve anche sul posto di lavoro. E c’era chi tornava a casa per dedicarsi alle faccende domestiche.
Tra i dodici raggiunti dagli ordini di custodia cautelare ci sono anche tre coppie: un medico di prima fascia e un docente universitario, un caposala e un’infermiera, un tecnico di laboratorio e ancora un’infermiera.
Dalla richiesta del pm Giuseppe Petrazzini e dall'ordinanza firmata dal gip Nicla Flavia Restiva emerge poi che alcuni dei dipendenti pubblici si assentavano dall'ospedale persino «per lavorare in esercizi commerciali privati». In un caso, poi - è emerso l'anno scorso in un altro troncone dell'inchiesta - un medico timbrava come fosse presente e invece tornava a casa a dormire. Le voci di corridoio, in ospedale, sussurrano maligne che, almeno in un caso, uno dei dipendenti dell'ospedale avrebbe lasciato il posto di lavoro per incontrare l'amica. Un alibi perfetto per non scatenare crisi coniugali.
Quando i militari dell'Arma, ieri mattina, si sono presentati notificando gli ordini di custodia cautelare, i destinatari sono rimasti ovviamente sorpresi. La stragrande maggioranza, probabilmente, non si è resa neppure conto della gravità delle azioni poste in essere. Forse perché il sistema andava avanti da tempo e il frodare l'amministrazione era diventato un comportamento normale, usuale o quasi? Uno dei soggetti che per nove mesi (tanto è durata l'attività di controllo del Nas) aveva allegramente raggirato l'Azienda ospedaliera, quando gli hanno notificato l'ordine di arresto del giudice, ha ribattuto: «E ora come faccio a spiegare in reparto che non vado al lavoro?». Il carabiniere si sarebbe morso le labbra, ma avrebbe voluto replicare: «Dica alla sua collega di farsi timbrare il cartellino...». Un altro invece, svegliato di primo mattino, quando i carabinieri avevano suonato al campanello di casa, si era agitato per il timore che fosse caduto l'aereo sul quale la moglie era appena partita per una vacanza all'estero. La disgrazia, invece, si era abbattuta solo su di lui.