Il lavoro si vince alla lotteria: i fortunati sono 4 su 184mila

CRISI Ogni mese per 11 volte saranno ripetuti i sorteggi: «Esporteremo l’idea nel resto d’Italia»

La vita è un gioco, un nome scritto su un biglietto che rotola in un’urna, come nella ruota della fortuna, mescolata ad altre vite, il destino nelle mani di una bambina di prima media. Il curriculum, la meritocrazia, la selezione, tutto finisce in un calderone, come nella vita vera, se ti va bene con Win for life ti sistemi per vent’anni, quattromila euro di stipendio al mese che tu sia capace o no, una possibilità su quasi quattro milioni di riuscirci, se ti accontenti puoi vincere un posto di lavoro, anche se solo per undici mesi, nelle strutture dei mercati, ipermercati e supermercati della catena di distribuzione Sigma e Despar, 336 punti vendita, di cui 260 della prima e 76 della seconda. È la nuova frontiera delle meritocrazia: scommettere sul lavoro visto che non puoi farlo sul talento. La storia l’ha raccontata La Nuova Sardegna perché è da lì che arriva, zona industriale di Villacidro, sede del Consorzio distribuzione e servizi Cs&D. Più di un decimo della popolazione dell’isola ha deciso di giocare a «Vinci il tuo posto di lavoro», il concorso più trendy del momento, come il Totogol o il 10 e Lotto.
Un bimba di undici anni, Maria, benda sugli occhi, ha così infilato la sua manina in un’urna con 183.250 schede contate, provenienti dai 336 market, ed estratto il primo fortunato lavoratore, Fabrizio Mameli, di Quartu, poi è toccato a Barbara Liori, di Nuoro, Giovanni Vargiu, di Pabillonis e Daniela Carboni sempre di Quartu. Quattro su quasi 184mila, vincitori postmoderni di quello che dovrebbe essere un diritto. Quattro su 184mila, un soffio nella tempesta. Due milioni di disoccupati in Italia, l’otto per cento della forza lavoro, moltiplicati dalla crisi, non è più il caso di andare troppo per il sottile. Qui almeno ci sono le pari opportunità. Non ci sono scorciatoie, raccomandazioni, clientele, voto di scambio. Tutti uguali, tutti sullo stesso piano, concorrenza globale ma nessun libero mercato. La famiglia c’entra solo perché la vincita, se l’azzecca papà, può essere ceduta alla figlia, non passa di diritto al secondo estratto. La fortuna a tempo determinato però ha le sue regole: per essere assunti bisogna avere dai 18 ai 29 anni oppure, se disoccupati da tempo, al massimo 32, se ne hai di più non hai nemmeno il diritto alla botta di culo. Il gioco della fortuna, recita il regolamento, sarà ripetuto ogni mese per altre undici volte per un totale di 48 posti di lavoro con contratto commercio e turismo, livello quattro, valido per un anno. Nessuno ti vieta di provare a pescare un altro biglietto. Possibilità una nell’universo.
L’idea è di Antonello Basciu, direttore generale del Cs&D, gliel’ha ispirata però un’amica a cena, un anno e mezzo fa, parlando di fiori e di fioristi. Dice che si tratta «indubbiamente di un’operazione di marketing», ma è anche la volontà, e qui sta la novità, di «voler offrire ai clienti un’opportunità in più», un lavoro come un premio a punti, anzi al posto dei premi, comunque qualcosa a parte dei «programmi di sviluppo occupazionale già previsti». È ottimista però e non esclude nulla: «Se ci sarà l’espansione che pensiamo, potremo stabilizzare circa l’ottanta per cento di queste assunzioni». E la cosa non si fermerà sull’isola ma aggiunge Danilo Cattari, responsabile del settore sviluppo Cs&D, «estenderemo l’iniziativa su tutto il territorio nazionale».
L’idea è piaciuta anche ai sindacati, Cgil, Cisl e Uil, oltre alla Confcommercio: hanno persino sottoscritto un verbale d’incontro: meglio investire in posti di lavoro che nel catalogo dei premi fedeltà. «In questo momento di forte difficoltà qualsiasi opportunità di lavoro in più è ben accetta - spiega il suo si Enzo Costa, segretario generale regionale della Cgil -. Va però detto che il lavoro è un diritto che ti permette di costruire il tuo futuro, non un terno al lotto». Sarà. Ma nel caso: il disoccupato fa 54, il lavoro 42 e la bambina che gioca 75.