L'avvocato di Consorte: "Fu Abete a far fallire la scalata"

Il presidente di Bnl, Luigi Abete, sarebbe stato "tra i responsabili dello
scippo di una banca" ai danni di Unipol. Lo ha detto l'avvocato Dedola, legale di Consorte, lasciando l’Aula
9 del palazzo di giustizia di Milano dopo aver preso visione della perizia contenente le
telefonate intercettate nel "caso Antonveneta"

Milano - Il presidente di Bnl, Luigi Abete, sarebbe stato "tra i responsabili dello scippo di una banca" ai danni di Unipol. Lo ha detto Giovanni Maria Dedola, avvocato dell’ex numero uno della compagnia assicurativa, Giovanni Consorte (nella foto), lasciando l’Aula 9 del palazzo di giustizia di Milano dopo aver preso visione della perizia contenente le telefonate intercettate nel "caso Antonveneta". Secondo la ricostruzione di Dedola, Abete avrebbe chiesto un colloquio di persona al segretario dei Ds, Piero Fassino, per indurre quest’ultimo a convincere Giovanni Consorte che non c’erano le condizioni per la scalata a Bnl. "Abete voleva vedere Fassino - ha detto Dedola - per dirgli cose che neanche Fassino capì. Fu poi lo stesso Consorte a spiegargli cosa voleva il Presidente di Bnl, e cioè innescare un’inchiesta della magistratura e una campagna mediatica per bloccare la scalata".

Oltre ad Abete, secondo Dedola, tra i responsabili del tentativo fallito di Unipol di conquistare Bnl vi furono anche gli organi di sorveglianza del mercato, in particolare l’Isvap e la Consob. "C’è una telefonata intercettata - afferma Dedola - nella quale Bankitalia chiede informazioni alla Consob sulla scalata e quest’ultima dice: ’tutto ok, abbiamo fatto tutti i comunicati insieme". Questa telefonata dovrebbe essere acquisita - sostiene Dedola - agli atti delle indagini e, comunque, il legale si dice pronto "a pubblicarle in tutte le piazze d’Italia perchè dimostrano l’ortodossia della scalata a Bnl. In queste intercettazioni, vi è traccia della pulizia dell’operazione dello scippo di una banca".

Dedola si è poi soffermato sul contenuto delle telefonate ricevute dal Consorte da parte di Massimo D’Alema, Piero Fassino e Nicola Latorre. "Si trattava di telefonate di tipo informativo - ritiene Dedola - per sapere come andavano le cose, su un sottofondo di simpatia e plauso".