Lay e Skilling, i numeri uno che arrivano alla sbarra: «Ma noi siamo innocenti»

Il presidente tradito dalle e-mail. I reati commessi valgono 500 anni di carcere

La data finale è il 7 luglio 2004. Lì è crollato tutto, l’ultimo pezzetto di una storia intricata e difficile. Quel giorno hanno formulato le accuse per Kenneth Lay, il fondatore, la mente, il presidente di Enron. Il 7 luglio 2004 Ken ha saputo che il processo sarebbe stato difficile. Forse impossibile. In tribunale mister Enron finisce con 11 capi di imputazione che valgono 175 anni di carcere, oltre il pagamento di penali per 5,75 milioni di dollari. Lay è stato praticamente libero finora. Libero da quando ha pagato una cauzione di 500mila dollari. Prima di essere giudicato è già considerato colpevole per avere alleggerito con insospettata «bravura», il portafoglio di milioni di investitori e, soprattutto, di avere svelato ai quattro angoli del pianeta, le debolezze dei vertici finanziari del Paese, affetti, per usare le parole dell’ex numero uno della Fed, Alan Greenspan, da una «avidità contagiosa». Lay s’è sempre dichiarato innocente. Qualcuno all’inizio gli ha anche creduto. Poi la posizione s’è indebolita. Sempre di più. Lay è imputato per crimini pesanti, con una richiesta di condanna (175 anni di carcere) parametrata su quella gravità. L’hanno fregato dei movimenti strani e sospetti. Come un paio di e-mail spedite ai dipendenti due mesi prima del crollo: nei messaggi promuoveva le azioni della società e dichiarava che la crescita «non è mai stata più florida». Scriveva così, ma vendeva titoli per un miliardo. Lay ha 63 anni, è nato in una fattoria nel Missouri, figlio di un povero predicatore battista. Grazie a borse di studio e a un’intelligenza sicuramente brillante, riuscì a ottenere prima una laurea all’università del Missouri, poi un dottorato in Economia a Houston. Fu l’inizio di una carriera rapida, decollata negli anni Ottanta.
Alla sbarra con lui Jeffrey Skilling, l’amministratore delegato di Enron. È un personaggio bizzarro. Il più bizzarro di questa storia: nel 2001, prima che lo scandalo scoppiasse, fu giudicato l’uomo più in gamba della nazione da Cnn Money, intervistato decine di volte da Forbes come stratega perfetto della gestione aziendale. Fallì miseramente e dall’arresto in poi Skilling ha mostrato gravi segni di cedimento psicologico. Con il peso di 31 capi d’imputazione (valgono 325 anni di carcere) sulle spalle l’ex manager più invidiato d’America è stato dichiarato «un uomo con gravi disturbi mentali». Colpa di una serie di notti passate in giro per i locali di Manhattan a ingurgitare massicce dosi di alcol. Notti che nel 2004 lo portarono a essere incriminato per molestie e resistenza a pubblico ufficiale. Un giudice di Houston lo condannò a trovarsi un lavoro. Uno qualunque. In attesa del processo.