L'azienda che ci fa guardare il "David" negli occhi

Nata sei anni fa a Milano, produce film in 3D sulle grandi opere d'arte a volte inaccessibili

Il David di Michelangelo custodito nella l'Accademia di Firenze

Indossare un paio di occhiali speciali e guardare le immagini che, improvvisamente, prendono corpo e diventano tridimensionali. Questa ormai è diventata ordinaria amministrazione al cinema, dove i film in 3D spopolano. Ma adesso, grazie a questa tecnologia, nelle sale sta diventando sempre più popolare anche l'arte. Monumenti, dipinti, sculture e musei stanno entrando di prepotenza nei cinema di tutto il mondo, grazie proprio agli schermi 3D e alla Magnitudo Film, una casa di produzione milanese che usa le tecnologie più sofisticate per rendere tanti capolavori accessibili a tutti.

Fondata nel 2011, è diventata un'eccellenza del made in Italy, dando lavoro a 15 persone fra dipendenti e collaboratori fissi. L'obiettivo è valorizzare e preservare la bellezza attraverso la tecnologia. Magnitudo lo fa con un pool di ingegneri che lavorano nel suo laboratorio specializzato nella progettazione di riprese uniche al mondo.

Sono nati così i film documentario sui Musei Vaticani, sugli Uffizi, su San Pietro e le Basiliche papali, su Raffaello. Sono stati trasmessi in tutto il mondo permettendo a chiunque, dagli Stati Uniti all'Australia, di conoscere il patrimonio artistico italiano da un punto di vista completamente nuovo. «La nostra parola d'ordine è immersività - racconta Francesco Invernizzi, fondatore di questa realtà insieme ad Aline Bardella -. Vogliamo dare a chi guarda i nostri film la sensazione di trovarsi davvero davanti a opere straordinarie e di cambiare punto di vista in qualunque momento».

Basta indossare gli occhiali in 3D per poter ammirare il David di Michelangelo guardandolo negli occhi. «Normalmente questo è impossibile - dice Invernizzi -. La statua è alta circa sette metri ed era stata costruita per essere ammirata dal basso. Invece grazie alle nostre riprese adesso è possibile arrivare molto più in alto, guardandola nel viso». E da un punto di vista inedito è possibile guardare anche la Pietà. «L'opera custodita all'interno della Basilica di San Pietro può essere ammirata anche dall'alto, una cosa che il visitatore tradizionale non può fare. Inoltre possiamo far entrare virtualmente gli spettatori in luoghi interdetti al pubblico, come il Sepolcro di San Pietro o la Tribuna degli Uffizi».

Il successo di questo esperimento è nei numeri: quattro documentari finora realizzati sono stati i film d'arte più visti al mondo, al cinema e in tv. «Siamo molto orgogliosi di questo risultato perché, attraverso la visione tridimensionale, riusciamo ad avvicinare molte più persone all'arte - prosegue -. Persone che hanno difficoltà a muoversi e a visitare i musei, persone lontane che non hanno i mezzi per viaggiare ma anche tantissimi giovani. Magari non entrano volentieri all'interno di una mostra, però guardano con attenzione e curiosità un documentario girato in 3D».

Per arrivare a questi risultati però sono stati necessari molti sforzi. «Abbiamo cominciato sei anni fa con la pubblicità, poi però abbiamo virato verso il mondo della cultura. Volevamo realizzare documentari, ma coniugando tradizione con innovazione. Lo abbiamo fatto migliorando progressivamente la qualità delle riprese, con il 3D, il 4K e oggi anche l'8K, che aumenta ancora di più la qualità, anche se al momento sul mercato non esistono ancora device in grado di trasmetterlo. Si tratta di tecnologie molto complesse, che implicano l'uso simultaneo di due telecamere e di sistemi sofisticati in grado, poi, di unire le immagini. Proprio come avviene nei film di Hollywood. Inoltre servono set molto grandi e un modo completamente nuovo di usare la fotografia».

Ma non basta. L'obiettivo della qualità impone anche tanta ricerca. Così è arrivato un drone con otto eliche, telaio in carbonio e 160 chilometri orari di velocità, in grado di realizzare riprese impossibili con altri strumenti. Oppure una speciale testata stabilizzata in alluminio con esoscheletro che riesce a isolare completamente le macchine da presa dai movimenti degli operatori. Soluzioni che oggi la Magnitudo usa per i suoi film, affittandole o vendendole anche ad altri quando sono richieste. «Tutti questi strumenti oggi permettono di guardare l'arte rimanendo comodamente seduti, sul divano di casa o sulla poltrona di un cinema - prosegue Invernizzi -. Abbiamo accordi che ci permettono di distribuire i nostri documentari in tv o nelle sale. E raggiungiamo qualunque angolo del mondo».

Proprio in queste settimane vengono girate le riprese di una pellicola nuova. «È incentrata su Caravaggio - conferma -. Ma abbiamo già in mente nuovi progetti, come il documentario su Palladio e i palazzi del potere o quello sui dinosauri, che racconta sia il lavoro dei paleontologi sia i tesori nascosti nei musei e nelle collezioni private sparse in tutto il mondo». Finora Magnitudo ha lavorato molto in Italia, ma è stata attiva anche in Francia. «Abbiamo raccontato le collezioni private dal Cinquecento ai giorni nostri, viaggiando fra Parigi, la Borgogna, la Normandia e la Bretagna - dice ancora Invernizzi -. Ma abbiamo fatto molto anche a Vienna. Rendendo l'arte accessibile a tutti. In quest'ottica, per esempio, è stato molto importante il lavoro svolto sulle Basiliche di Roma durante il Giubileo. Abbiamo permesso a tante persone di visitarle virtualmente senza dover per forza raggiungere la Capitale».

È proprio questo aspetto ad affascinare moltissimi spettatori. «Il nostro target è davvero molto vario, ci sono persone anziane che non riescono a viaggiare, ma anche tanti giovani, soprattutto stranieri. Un nostro documentario permette a un ragazzo dell'Arizona di camminare fra i corridoi degli Uffizi senza dover prendere un costosissimo aereo». E questo rappresenta anche un modo per aiutare l'arte in Italia, troppo spesso dimenticata.