Per il Lazio un altro record negativo: i pagamenti più «ritardati» d’Europa

Una banca che aveva acquistato i crediti di un fornitore della Regione si è vista rifiutare la copertura assicurativa

Il Lazio ha collezionato un altro titolo negativo. Un vero primato. Secondo le stime ufficiali del sistema internazionale «Days sales outstanding» (Dso) la nostra Regione si configura come la peggiore nei pagamenti rispetto alla media italiana ed europea. In Italia la media è di 400 giorni contro i 365 del Portogallo, i 200 della Spagna i 100 dell’Inghilterra e i 90 della Germania. Il Lazio e la Campania si posizionano attorno ai 700 giorni anche se quest’ultima sta incominciando a pagare recuperando il forte ritardo stimato in base al Dso.
E ci vuole poco con queste cifre a capire che per la Regione tira una brutta aria, vicina alla bancarotta. I creditori delle aziende sanitarie che da settimane e settimane ormai stanno tentando di battere cassa in tutti i modi per cercare di riscuotere le fatture inevase, sono prossimi al pignoramento. E non è tutto. La maggior parte dei fornitori a causa degli enormi ritardi, sono costretti a cedere i propri crediti a istituti bancari o società finanziarie. Perché, evidentemente, non c’è un’alternativa per vedere onorate le parcelle.
Ormai la situazione è così intricata che l’unica via di uscita potrebbe essere quella di trovare un terzo soggetto che faccia da garante all’erario del Lazio. Ma chi? «La ricerca è complessa - sostiene il capogruppo di Fi-Pdl, Alfredo Pallone -. Il reiterarsi dei ritardi anche nel pagamento delle transazioni che la Regione aveva stipulato, ne ha minato la credibilità finanziaria tanto che due mesi fa alcuni istituti bancari di nota fama hanno cercato copertura assicurativa del credito sul mercato londinese e gli è stato rifiutato».
Fino a oggi l’esigenza di far fronte al cospicuo debito inevaso, (400 milioni di euro per il 2007 oltre alla farmaceutica dei primi 4 mesi del 2008 per altri 500 milioni) ha portato la Regione ad avviare transazioni per concordare le modalità di pagamento. Però non tutti i fornitori hanno aderito agli accordi scegliendo di farli valere in altro modo. Ed è per questi ultimi che sta scattando l’ora X: quella di rivendicare i mancati pagamenti; quanto agli altri, avranno comunque il diritto di richiedere l’interesse maggiorato. «Infatti coloro che hanno aderito alle transazioni hanno accettato condizioni di pagamento degli interessi al ribasso rispetto a quelle stabilite dalla normativa vigente al tasso legale del 3 per cento fino alla data di scadenza del pagamento previsto dalla transazione stessa. Anche se - spiega Pallone - nel caso in cui tale scadenza non venga rispettata, si applica un interesse pari al tasso medio del costo del denaro maggiorato di uno o due punti percentuali a seconda dei giorni di ritardo».
Ed è da qui che nasce un’ulteriore fase del problema. «Alcuni prestigiosi istituti di credito si sono dimostrati disponibili ad acquistare una ingente somma di crediti da piccoli e medi fornitori, pagandoli subito - spiega l’azzurro -. Questi fornitori otterrebbero due immediati benefici: una boccata di ossigeno che li liberi dal contenzioso con la Regione e liquidità economica. Però dinanzi a tale disponibilità la Regione nicchia perché una cosa è gestire il contenzioso con i piccoli e medi fornitori con i quali può traccheggiare, un’altra è trovarsi davanti un unico interlocutore con studi legali di prim’ordine. Ma in tutta questa storia c’è un’unica morale: accanto a una grossa fetta di responsabilità amministrativa ce n’è una tutta politica che fa capo a Marrazzo, Battaglia e Nieri che non hanno saputo realizzare un piano di rientro credibile e adesso tentano di rinegoziarlo».