Lazio da Champions? Rossi: «Solo alla fine»

Tre a uno, come all’andata. Solo che stavolta i tre punti li conquista la Lazio che, in uno stadio appena più gremito rispetto a dove si giocò tre mesi fa, sul campo neutro di Lecce e a porte chiuse, rafforza le speranze di approdo nell’aristocrazia calcistica europea perché nel contempo solo l’Empoli ha mantenuto lo stesso ritmo dei biancocelesti.
Tre a uno, con Giuseppe Colucci che, come allora, si trasforma in matador, quasi fosse un attaccante di razza, mentre è un gregario di centrocampo di 27 anni che se non avesse giocato contro quelli di Formello non figurerebbe neanche fra i marcatori di stagione, mentre invece con le tre reti rifilate alla retroguardia ieri guidata da Ballotta si assesta al fianco di un centravanti di grido come Stellone o di assi del calibro di Seedorf e Cambiasso. Per la cronaca va detto che tre reti in campionato le ha messe a segno anche Sebastiano Siviglia, che a quasi 34 anni si permette il lusso di partire da dietro e di andare ad assestare il tap-in vincente davanti a Pantanelli a 3 minuti dalla fine, dopo che per 87 giri di lancetta la partita era stata di una noia mortale e i due gol, quello etneo e il pareggio di Pandev, avevano appena scaldato le mani ai fedelissimi dell’Olimpico. Poi, al minuto 95, sarebbe arrivata la rete di Rocchi, all’undicesimo successo personale in campionato, valida più per le statistiche che per allontanare lo spettro di un pareggio in zona Cesarini dei siciliani, visto che subito dopo l’arbitro, omonimo della punta veneziana, ha fischiato la fine delle ostilità di una partita troppo fallosa. Sintomatiche le esternazioni di Rossi al novantesimo: «Abbiamo giocato una partita sotto ritmo. Ne aveva di più la squadra di Marino e noi siamo andati in difficoltà. Se non giochiamo in una certa maniera non possiamo ottenere risultati. Alla fine è uscito il raziocinio e ce l’abbiamo fatta. Che ci serva da lezione».
Così, invece che «gongolare» per altri 2 punti guadagnati nella rincorsa al Palermo, Rossi analizza i suoi unici risultati: «La corsa è contro noi stessi. Ci sono squadre più attrezzate, ma se facciamo il nostro dovere possiamo andare in Champions League». Poi diventa inevitabile l’istantanea sul macedone Pandev, tornato finalmente al gol: «I giocatori di talento non possono essere brillantissimi sempre. E poi si intestardiscono quando non riescono a fare quello che vogliono. È bravo, ma anche giovane». Ma il tecnico riminese non è tipo da accantonare gli altri: «Sono contentissimo della nostra difesa. Ho sempre avuto fiducia in loro e sono migliorati grazie al lavoro».