Lazio, le due verità che possono salvare il presidente Lotito

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Massimo Malpica

da Roma

Le due verità del grande accusatore biancoceleste. Cosimo Maria Ferri, il magistrato che ha «inguaiato» la Lazio del presidente Lotito, il 24 maggio ai pm napoletani dice una cosa, e il giorno dopo a Roma cambia versione con gli ispettori di Mastella. È stata aperta un’inchiesta su denuncia di Lotito.
A Napoli Ferri è molto duro nei confronti del patron biancoceleste, che «si aspettava concretamente da Carraro - spiega ai pm - un aiuto alla luce del fatto che aveva sostenuto la sua elezione». E dunque lascia trasparire, relativamente alla partita di Verona, «che Mazzini evidentemente si stava adoperando per aiutare Lotito dal punto di vista della designazione di arbitri a lui favorevoli». «Non conosco i termini dell’accordo - aggiunge con i magistrati napoletani - perché non sono mai stato testimone di una conversazione, ma senz’altro Mazzini nell’ambito della federazione aveva rapporti diretti con i designatori e gli arbitri».
L’indomani, a Roma, nuova versione: «Una volta Lotito mi disse con riferimento all’incontro Chievo-Lazio che finalmente aveva avuto “un arbitro giusto”. Era quindi soddisfatto dell’arbitraggio e riconosceva il merito a Mazzini». Ma, aggiunge Ferri, la gratitudine di Lotito non era dovuta alla «morbidezza» del fischietto. Anzi. «Era stato mandato ad arbitrare un incontro della sua squadra un arbitro tecnicamente valido. Preciso che Lotito non ha mai parlato di “arbitri venduti”, ma “tecnicamente impreparati” che danneggiavano la sua squadra». Insomma gli «arbitri favorevoli» del 24 maggio diventano «tecnicamente validi» ma non «venduti» appena trascorsa la notte. Altra divergenza: il 25 mattina Ferri dice agli ispettori «che io non ho mai pensato che in questi discorsi si facesse riferimento a illeciti arbitrali. Anche con riguardo alla partita Chievo-Lazio io ho pensato che fosse stato mandato a dirigerla un arbitro tecnicamente valido e non certo un arbitro comprato». Il giorno prima, a Napoli, aveva detto: «A seguito della partita Lazio-Chievo o Chievo-Lazio, io parlai con Mazzini, non so se telefonicamente o da vicino, e lui disse che aveva favorito la Lazio facendo designare un arbitro toscano che mi pare essere Rocchi (...) sicuramente mi avrà detto che Rocchi era un suo amico in quanto fiorentino». Insomma, non solo tecnicamente ma anche geograficamente valido. Non è finita qui. Il «grande accusatore» tira in ballo Lotito. «Successivamente - prosegue Ferri parlando con le toghe partenopee del presidenter biancoceleste - ricordo che lui mi confermò, magari in termini non espliciti, che Rocchi aveva arbitrato la partita in favore della Lazio. Voglio precisare che Lotito è persona che chiede e ottiene favori ma che poi è subito pronto a sminuire il valore del favore ricevuto». E ancora: «Quando ho sentito Lotito euforico per la vittoria e soddisfatto per l’arbitraggio, riferii a Mazzini a titolo meramente colloquiale che Lotito lo “ringraziava“ per l’arbitraggio. In realtà il mio era un commento scherzoso in quanto Lotito si lamentava sempre e non era mai soddisfatto». Diverso il punto di vista espresso con gli ispettori di via Arenula: «Io non davo molto peso a quello che mi diceva Lotito, pensavo che fossero degli sfoghi di un tifoso deluso e alquanto mitomane». Oppure: «Lotito si lamentava degli arbitraggi, criticava tutti e si sentiva una specie di vittima del sistema calcio. Il fatto che che sono state riportate solo alcune telefonate di Lotito non evidenzia le caratteristiche del personaggio che parlava male un po’ di tutti».