La Lazio e il guardalinee spengono i sogni della Roma

Marcello Di Dio

da Roma

Una lezione pesantissima che riporta la Roma “spettacolo” sulla terra. E forse mette la parola fine al campionato con largo anticipo. È la regola del derby capitolino, puntualmente rispettata anche stavolta. C’è una squadra favorita per i punti in classifica e la qualità dei suoi uomini, la Roma di Spalletti. Ma alla fine vince l’altra, la Lazio di Delio Rossi, che negli ultimi sei anni aveva conquistato la stracittadina soltanto una volta. Il passivo sembra anche troppo severo per i giallorossi, che provano a fare la partita come l’ennesima vittoria dell’Inter imporrebbe, ma trovano di fronte una Lazio che tira fuori il carattere e si dimostra fortunata e brava a sfruttare gli episodi. La svolta arriva con la prodezza di Ledesma e il gol segnato dai biancocelesti quasi alla fine del primo tempo finisce per indirizzare la partita.
Per i laziali un piccolo record: mai erano riusciti a vincere un derby di campionato con uno scarto così ampio (il 4-1 fu conquistato in Coppa Italia). La Roma, a sua volta, incassa per la prima volta tutti questi gol e nonostante un buon primo tempo, mostra un segnale preoccupante di riserva nel serbatoio.
La presenza di Totti in campo non basta (il sì in extremis all’ora di pranzo dopo l’ultimo provino alla caviglia destra), la sua prestazione sarà eccellente, macchiata però nel finale dai calcetti rifilati a Zauri a terra, intervenuto duramente su di lui.
Con la presenza del numero dieci giallorosso, le due squadre schierano le formazioni tipo. Delio Rossi ha studiato molto gli avversari in settimana, sa bene che non può concedere spazi a una squadra più forte sul piano tecnico. Si vedrà nel comportamento giudizioso dei biancocelesti nel corso del match. La partenza laziale è forsennata, ma la Roma riprende subito in mano il pallino. Così inizia un tambureggiante (sbagliato definirlo assedio) attacco alla porta di Peruzzi: azioni in velocità, scambi in spazi stretti secondo schemi collaudati, qualche conclusione pericolosa. La Lazio, inferiore qualitativamente, cerca di sopperire con il fisico, ricorrendo spesso al fallo sistematico. Il derby resta teso e intenso, non certo spettacolare.
Gli inserimenti di Sonetto e Perrotta fanno male ai biancocelesti: ci vuole un recupero “monstre” di Ledesma per evitare che il campione del mondo concluda a rete con buone possibilità di successo. Pizarro fa il fromboliere a metà campo, con chiusure e rilanci ma anche un bolide da fuori area che impegna Peruzzi. E la prima vera azione pericolosa dei laziali fa suonare un campanello d’allarme: la combinazione Pandev-Rocchi-Mauri porta l’ex Udinese a tu per tu con Doni, ma perde l’attimo e si fa anticipare da Tonetto. La Lazio comincia a crederci e dopo la prodezza del portiere giallorosso sul colpo di testa di Cribari, arriva quella di Ledesma che con il sinistro batte Doni fuori dai pali.
La partita prende la piega giusta per i biancocelesti. Rosetti perde completamente la bussola sul rigore per la Lazio: intanto glielo segnala Ayroldi (il fallo di Doni su Pandev sembra netto), poi sbaglia cartellino per il portiere (rosso invece del meritato giallo). Alla fine Oddo segna e il derby è praticamente chiuso. Inutile l’ingresso di Vucinic, la Lazio segna ancora con Mutarelli, che recupera la respinta della traversa sul tiro di Mauri, e si rilancia in zona Champions League. Ma nello stesso tempo, facendo un piacere enorme all’Inter.