Lazio, i nuovi arrivati fanno già sognare i tifosi

A prescindere dalla sfida col Porto andata in scena ieri, in tarda serata, in casa Lazio resta ancor vivo il ricordo della sfida stellare vissuta ad Anfiel Road persa solo nei tempi di recupero contro il Liverpool. Un ko beffardo, scaturito dall’1 a 0 finale siglato da Voronin in posizione dubbia (forse l’attaccante era in fuorigioco) «blindato» dalla successiva rete, (ingiustamente) annullata all’enfant prodige di casa-Lazio, Ettore Mendicino.
E proprio da lui, dall’attaccante classe 1990 (è nato l’11 febbraio), vogliamo partire per tracciare un rapido bilancio del ritiro biancoceleste, giunto ormai nella fase discendente. In prima squadra, o meglio, nel gruppo che si è allenato con Delio Rossi fin qui, Mendicino ci si è trovato complice l’assenza dell’olimpico Tommaso Rocchi (come a predire per il diciottenne un futuro fortunato), viene considerato una prima punta rapida che può adattarsi a fare l’attaccante esterno a fianco di un ariete e dai compagni di squadra della formazione Primavera è considerato un trascinatore. Un’etichetta che si adatta alla perfezione anche al portiere Carrizo. Il signor Juan Pablo, finalmente tesserato da Lotito dopo un anno vissuto in stile soap opera, ha fin qui dimostrato carattere e soprattutto di saper guidare la difesa in maniera decisa al punto che qualcuno s’è già detto sicuro del fatto che «è il nuovo Peruzzi». Siamo convinti che sia azzardato pronosticare per Carrizo una carriera in fotocopia a quella dell’Angelo di Blera, ma siamo altrettanto certi che finalmente il sodalizio romano abbia risolto la questione portiere dopo aver vissuto una stagione di alti e bassi dove i pali della porta sono stati difesi in maniera non perfetta dal saltimbanco Ballotta e dall’inesperto Muslera. Applausi per altre due new entry della stagione appena cominciata, Lichtsteiner e Zarate, mentre una nota a parte merita il brasiliano Matuzalem, sbarcato a Roma per dettare i tempi alla squadra come faceva Liverani. Del neopalermitano Fabio, Marcelino non ha gli stessi piedi fatati, ma può compensare con la «testa»: il ventottenne sudamericano ha fosforo da vendere e a Napoli, dove cominciò a giocare nel 1999, ancora lo rimpiangono. «Puntiamo come minimo alla coppa Uefa e non ci poniamo limiti», ha spiegato nei giorni scorsi il trascinatore Goran Pandev, che dopo aver risposto picche alle sirene della Bundesliga, pare essersi legato in maniera endemica a Formello. «Alla Lazio devo essere solo grato per quello che mi ha dato in questi anni e voglio restare in questa squadra per tanto tempo ancora», ha poi aggiunto. Così parlò il simbolo macedone, con buona pace di chi ancora oggi si ostina a contestare la gestione-Lotito. \