Lazio L’obiettivo è ripartire subito

Generalmente non è facile riprendersi dal ko di un derby. Stavolta è diverso e, seppure il vecchio cuore biancoceleste ha già dato appuntamento ai romanisti per l’11 aprile 2009, d-day della sfida di ritorno, c’è la sensazione di averla... conquistata, questa stracittadina numero 131. Sì, almeno moralmente - e per stessa ammissione della frangia più obiettiva del popolo giallorosso - la Lazio può essere considerata vincitrice simbolica della partita di domenica sera. E se i tre punti sono andati alla Roma. il big match capitolino ha regalato momenti di buon calcio griffato Lazio. Sugli scudi Mauro Zarate, migliore in campo, capace con le sue serpentine di mettere in difficoltà la retroguardia di Spalletti. Non ha avuto fortuna, così come i compagni di reparto Rocchi e Pandev.
E allora perché si è perso contro una squadra che appariva allo sbando (8 punti in classifica), demoralizzata dal mezzo passo falso di Bologna e con almeno tre elementi di spessore acciaccati? Siamo schietti, non esistono risposte certe in una scienza (in)esatta come il calcio, dove si mescolano oltre alle capacità di chi scende in campo gli umori e le lune storte. Dunque, appare difficile tirare fuori dal cilindro di Formello il colpevole dell’1-0 patito domenica. Non è Ledesma, seppure reo d’essersi fatto espellere dall’arbitro Rocchi come un ragazzino alle prime armi, né la Dea Bendata. Ne deriva - e diventa inevitabile -che sul banco degli imputati ci vada a finire l’allenatore Delio Rossi, criticato dai fan laziali per una serie di scelte discutibili (su tutte: il mancato impiego di Pasquale Foggia) e osannato ovviamente da chi ha vinto. Che, smesso di definirlo in maniera aspra «er ciancica» (perché costantemente inquadrato mentre mastica chewin-gum) ha cominciato a dedicargli cori di elogio. Ecco, lo sfottò - succo del derby - non è certo mancato. Su tutti merita gli onori della cronaca un lenzuolo steso nella zona del Quarticciolo (covo romanista che ha comunque dato i natali al lazialissimo Di Canio) su cui è comparsa la scritta «Pandev, Rocchi, Zarate... ma ’ndo annate?» che ha fatto sorridere anche gli sconfitti. Il che non cancella, purtroppo, gli scontri che ci sono stati in Tribuna Tevere durante il match. Meglio azzerare tutto, sfida persa e scazzottate, concentrando le attenzioni sul match in programma domenica. All’Olimpico arriva il Genoa, formazione ostica e da affrontare senza gli squalificati Ledesma e Radu. Vista la squadra opposta domenica sera alla Roma, non si chiederà alla banda-Rossi una resurrezione. Più semplicemente di mantenere la tranquillità psicologica che ha permesso ai laziali di attestarsi nelle prime posizioni della classifica. Come recitava un famoso spot: «Basta poco, che ce vò?».