Lazio, via libera del Tar alla centrale a carbone

Un banco di prova per l’esecutivo. Il verde Pecoraro Scanio isolato nella sua battaglia

Paolo Giovanelli

da Milano

Sì alla centrale a carbone: non tocca alla Regione Lazio decidere se l’Enel può fare o non fare il nuovo impianto. Il Tar del Lazio ha, infatti, accolto parzialmente il ricorso dell’Enel contro il blocco dei lavori per la costruzione della centrale a carbone di Torre Valdaliga, a Civitavecchia. La Regione aveva imposto il fermo ai lavori per la riconversione della centrale da olio combustibile a carbone. In particolare, un’ordinanza del 10 febbraio aveva bloccato lo scavo di 1,3 milioni di metri cubi necessari per la realizzazione del porto dove dovrà essere sbarcato il combustibile. Ora arriva il via libera, sembra però con alcune limitazioni: per conoscere esattamente la sentenza bisognerà aspettare le motivazioni. Una partita quindi da chiarire nei dettagli, che potrebbero essere non secondari. Il 20 aprile scorso, comunque, il Tar aveva già sospeso temporaneamente la delibera regionale, permettendo la ripresa dei lavori. Il Tar ha, infine, respinto la richiesta di risarcimento dei danni per 23 milioni avanzata dall’Enel. Entro il 2006 i lavori di scavo dovrebbero essere comunque completati.
La sentenza non chiude però la vicenda: il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, ha già detto che chiederà al ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani l’apertura di un tavolo di confronto con il governo. Marrazzo ha anche aggiunto che la soluzione potrà venire dalla concertazione tra le parti. E anche l’Enel si è detta disposta a partecipare al tavolo. Portando la questione al governo, Marrazzo rischia però di aprire un confronto non facile nell’esecutivo che si troverà davanti a un banco di prova: se infatti Bersani si è dichiarato favorevole a una diversificazione delle fonti energetiche che comprenda anche il carbone, il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, è contrario. Ma quella di Pecoraro Scanio è una posizione isolata: fino a questo momento nel governo sembra prevalere la linea della diversificazione. Lo stesso presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha infatti affermato che «occorre portare avanti le centrali a carbone in via di costruzione, con tecnologie pulite come quelle che l’Enel si è impegnata a fare». E il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, ha detto: «Siamo a favore del carbone, la scelta di Marrazzo, è sbagliata». La Cdl, da parte sua, è da sempre favorevole a una diversificazione delle fonti di approvvigionamento.
Va detto che la nuova centrale a carbone inquinerà meno di quella a olio che c’era prima nello stesso sito: le emissioni di SO2 scenderanno da 400 a 100 milligrammi al «normal-metro cubo» contro i 200 richiesti dalla direttiva Ue, l’NOx scenderà da 200 miligrammi a 100 (contro i 200 richiesti), mentre le polveri scenderanno da 50 a 15 milligrammi, contro i 30 richiesti. Diminuiranno persino le emissioni di anidride carbonica, il tallone d’achille del carbone. Un risultato ottenuto per una doppia strada: le nuove tecnologie adottate, ma anche la riduzione della potenza prodotta dalla nuova centrale a carbone.