Il Lazio di Marrazzo si dà all’ippica Bruciati 120mila euro alle Capannelle

Il governatore spende soldi pubblici per allestire uno stand di promozione della Regione fra gli scommettitori, che però al 90 per cento sono romani

da Roma

Ma che fa Marrazzo, spende? Qualcuno, prima o poi, dovrà pur chiederglielo al governatore del Lazio perché si ostina a svuotare il suo portafoglio già ampiamente in rosso. Eh, sì! Perché non contento di guidare la regione che ha i conti più disastrati d’Italia nella sanità (siamo a 126 milioni di euro oltre il tetto previsto, senza parlare delle voragini precedenti... ), lui continua testardamente a buttare al vento decine e decine di migliaia d’euro.
Lo facesse per nobili cause, almeno! Macché. Prima una cena di lavoro a villa Piccolomini costata a ogni commensale più del doppio di quanto si paga a Collonge au Mont d’Or (presso Lione) da Paul Bocuse. Poi la scoperta degli 84mila euro concessi pacatamente e serenamente alla società cinematografica di Gianni Minà per festeggiare i 50 anni da cronista del giornalista torinese. Ancora - roba di qualche giorno fa - la scoperta dello stanziamento di ben 4 milioni e 200mila euro da parte della regione Lazio per creare il Festival della fiction nella capitale (e non si esclude una apposita Fondazione ad hoc, per la quale occorrerebbero altri quattrini... ) che sarebbe dovuto andare a braccetto con il Roma Film festival di veltroniana memoria. Ancora, scartabelli tra i capitoli di spesa e salta all’occhio l’introduzione nei capitoli di bilancio di 500mila euro da destinare al «centenario della giornata dedicata alle donne».
Di ieri la notizia di un’ultima performance marrazziana, che sarebbe comica se non fosse in realtà quasi tragica. A scovarla tra le carte, il consigliere regionale di centrodestra Augusto Pigliacelli, che - da presidente del comitato di controllo contabile - non è nuovo al ficcare il naso nelle allegre spese del governatore. Ebbene, accade che la regione ha deciso di spendere 120mila euro per piazzare uno stand propagandistico della regione Lazio, nientepopodimenoché alle Capannelle. Che come i romani sanno bene, altro non è che l’ippodromo della capitale. Stand con hostess e opuscoli più 8 cartelloni (4 da 8 metri per 1, altri 4 da 4 metri per 2) e il tutto per 11 corse diligentemente elencate (dal premio Parioli al Gran Premio di Roma, passando per il premio Presidente della Repubblica e a 4 gare in notturna).
Insomma, nonostante i bilanci piangano e i servizi regionali scarseggino, Marrazzo dona 240 milioni delle vecchie lire per propagandare il Lazio a qualche migliaio di scommettitori (al 90% romani), a qualche decina di allibratori e forse a qualche stalliere o fantino. Ben si può immaginare il beneficio che ne deriverebbe per la regione e per «la promozione del territorio» come recita la delibera. Resta così da chiedersi se Marrazzo lo faccia apposta, vi sia magari costretto o pensi davvero di risolvere in questo modo il buco della sanità. Sarà anche vero che la pubblicità è l’anima del commercio. Ma non sarebbe meglio promuovere il Lazio in California o in Cina piuttosto che in un ippodromo romano?