Lazio, tra il passato e il futuro c’è l’Atalanta

Detto, fatto. Almeno a sentire Claudio Lotito, pronto a giurare che Mauro Zarate resterà a Formello. «State tranquilli va tutto bene, mantengo sempre le promesse», assicura il patròn biancoceleste. Che aggiunge: «Non posso dare notizie ufficiali altrimenti mi si complica la trattativa. Dico alla gente laziale che sta andando tutto come doveva andare e vedrete tra qualche mese con chi giocherà Zarate». Perché non dargli fiducia? Il popolo della Lazio stavolta non è diviso sulle spiegazioni del presidentissimo, crede nelle rassicurazioni del presidente, specie ora che i sorrisi si sprecano, complici il 4-2 del derby e la finale di coppa Italia appena conquistata.
Ma oggi è tempo di Atalanta: alle 15 all’Olimpico è di scena il club che si è appena diviso dall’ex romanista Del Neri e che sarebbe pronto a riprendere per la guida tecnica proprio Delio Rossi. Che ovviamente non parla del rinnovo contrattuale e si concentra sulla sfida odierna, per lui un amarcord visto e considerato che l’ultima panca gestita prima di sbarcare a Roma fu quella orobica. «Non temo cali di tensione - spiegato il tecnico -. Una squadra forte deve saper fronteggiare tre gare in una settimana». Rossi è sicuro che quella odierna «sarà una partita tosta. Ci troveremo al cospetto di una squadra organizzata che da due anni sta offrendo un buon calcio e ottenendo ottimi risultati. Cercherò di schierare la formazione più idonea. Non so se farò riposare qualcuno anche perché siamo contati. Dabo, su cui facevo affidamento vista l’indisponibilità di Matuzalem, non sarà della partita». Sulla vicenda Zarate e sull’idea di Lotito di blindare il sudamericano, Rossi ha poi spiegato che «una squadra importante deve trattenere i migliori giocatori. Mauro è un talento che è molto migliorato da quando è arrivato. Prima giocava più per se stesso, ora anche per i compagni ed è lui il primo a trarne giovamento. È un professionista che si allena con costanza e questo gli fa onore». E quanto al suo, di futuro, Rossi taglia corto: «Credo in tre cose, lavoro, lavoro e lavoro. Tutte le altre valutazioni le fanno gli altri. Penso esclusivamente a lavorare, sia quando le cose vanno così così, sia quando, come adesso, vanno discretamente. La mia situazione è molto chiara. In questo momento non è il caso di parlarne. Non ne ho parlato prima, non ne parlo ora».
Contro l’Atalanta l’allenatore di Rimini è costretto a rinunciare a Diakitè (distorsione alla caviglia sinistra), Manfredini (problema alla cartilagine del ginocchio), Pandev (stiramento al bicipite femorale della coscia destra), Inzaghi (decorso post operatorio) e Dabo (distorsione alla caviglia sinistra), a Mauri e Matuzalem (squalifica) e Cribari (scelta tecnica). Ne deriva che contro i nerazzurri, schiererà Muslera fra i pali e una linea a quattro di difesa formata da De Silvestri, Siviglia, Rozehnal, Kolarov; quattro gli uomini del centrocampo (Lichtsteiner, Brocchi, Ledesma e Foggia), due le punte, Rocchi e Zarate. Resta appena qualche dubbio sulla mediana. Se Rossi dovesse decidere di dare un turno di riposo a Lichtsteiner, potrebbe giocare dal primo minuto Meghni, che farebbe coppia con Ledesma e Brocchi verrebbe spostato sulla fascia destra. Ormai inamovibile invece Kolarov, alla sua ennesima partita da titplare. Ormai il serbo è una certezza.