«La Lazio? Peggio di Alitalia»

Lotito show. Al processo che vede imputati Giorgio Chinaglia e quattro leader degli Irriducibili, ieri pomeriggio il presidente della Lazio ha parlato di tutto: dal clima intimidatorio allo stadio alle minacce a domicilio, dalla disastrosa situazione economica della gestione Cragnotti fino ai maldestri tentativi di scalata da parte del gruppo riconducibili a Long Jhon. A domanda del pm ha non solo sciorinato i contenuti degli striscioni in suo danno ma ha pure canticchiato i cori che la Curva Nord gli riserva ogni santa domenica. Una deposizione dettagliatissima. Lotito ha spiegato che quando ha preso la Lazio «stava peggio dell’Alitalia». E per questo motivo, dice, «tagliai le spese fuori controllo ereditate dalla precedente gestione, cancellai gli emolumenti a me e ai miei collaboratori, calmierai gli stipendi dei calciatori, misi mano all’intero staff tecnico. All’inizio trovai grande consenso perchè mi consideravano il salvatore della patria, per aver scongiurato il fallimento del club e trovato l’accordo con l’Agenzia delle Entrate per il debito fiscale». Lotito ha poi rivelato che quando stava per spiccare il volo si è messa di mezzo la politica (Veltroni) e le banche (Capitalia). Parlando dei rapporti con gli Irriducibili, ha aggiunto che si dovette confrontare con il Direttivo «che mi chiese di mantenere invariata la situazione pregressa che prevedeva l’elargizione gratuita da parte della società di un migliaio di biglietti a partita: dissi che non ero d’accordo, perchè non c’erano risorse e perchè non volevo fare falsi in bilancio con i ticket di cassa considerati come spese di rappresentanza». Quanto al crescendo della contestazione, Lotito la fa risalire sia alla costruzione di una cittadella dello sport e alle contestuali accuse di speculazioni immobiliari, sia al mancato rinnovo del contratto a Paolo Di Canio: «Aveva 37 anni, gli era scaduto il biennale, poteva smettere di giocare e infatti è andato in serie inferiore senza combinare granchè. Ma in quel periodo avevoaltri problemi, ero alle prese con Calciopoli. Durante il ritiro a Norcia la contestazione colpì alcuni giocatori e mi fu consigliato di non farmi vedere». Poco prima era stata ascoltata la moglie di Lotito, Cristina Mezzaroma. Anche lei ha confermato le gravissime minacce ricevute («ero a Sabaudia al mare, al telefono mi dissero che era vicino al Circeo e di ricordarmi cos’era successo lì»), la vita sotto scorta, i (suoi) inutili tentativi di convincere il marito a lasciare la Lazio («gli ho detto, Claudio togliti questo cancro da casa»). La consorte del patron della Lazio ha anche parlato di un biglietto con delle croci trovato a casa. E sul punto si sono scatenate polemiche poiché le difese lo hanno ricollegato a una strana telefonata tra due donne, sull’utenza di casa di Lotito, dove si parla di «aver fatto un bel guaio» con una certa cosa. La Mezzaroma ha smentito d’essere una delle voci incriminate, l’altra probabilmente è la domestica. Il tribunale ha deciso che ascolterà l’audio dopo aver sentito la colf di casa Lotito. Che dovrà anche spiegare anche quel che è risultato incredibile persino a Cristina Mezzaroma: l’origine di alcuni squilli muti, denunciati come minacce, partiti da utenze in uso alla stessa signora Lotito.\