Lazio, più rifiuti

Procede a rilento la raccolta differenziata

«Biutiful cauntri» alla romana. Il documentario sulla spazzatura a Napoli potrebbe avere un sequel nella capitale. La raccolta differenziata a Roma, infatti, sale al ritmo del 2% all’anno, molto meno di quanto aumenta la produzione totale di rifiuti urbani. Mentre nel Lazio è lo stesso Marrazzo ad alzare le braccia: se non arriviamo al 50% di raccolta differenziata per il 2010, dovremo aprire nuove discariche, invece di chiuderle, dice. In quali località, però? La risposta potrebbe scatenare una mezza rivolta, proprio come in Campania. A lanciare l’allarme e fare le cifre è Donato Robilotta, capogruppo regionale dei Socialisti riformisti: «Il Lazio, con 5 milioni e 300mila abitanti, produce 3 milioni e 275mila tonnellate all’anno di rifiuti, 617 chili per abitante, con una raccolta differenziata ferma al 10,4%, 10 discariche e 3 soli inceneritori. Tutte le regioni d’Italia delle stesse dimensioni del Lazio producono meno rifiuti e hanno più inceneritori. Ecco perché la situazione è drammatica».
Basta fare il confronto. La Lombardia produce 503 chili di spazzatura ad abitante, con la differenziata al 42%. Il Veneto è a quota 480 chili per abitante e 47% di differenziata. Perfino la Campania sta meglio del Lazio, con 485 chili per abitante e una raccolta differenziata del 10,6%, leggermente superiore alla nostra regione. Il problema della Campania è che lì hanno chiuso le discariche, ma da noi stanno per chiudere Malagrotta. Che da sola smaltisce 1 milione e 500mila tonnellate all’anno, la metà della spazzatura prodotta. Dal 2009 nel Lazio si rischia il disastro. Come e più della Campania.
Roma non fa eccezione, in questo quadro a tinte cupe, con appena il 15,2% di differenziata nel 2006. Nel 2001 era al 5,6%, quindi sale al ritmo del 2% all’anno. Tanto da non coprire neanche l’aumento di produzione. Ma non basta. Una parte consistente della stessa raccolta differenziata, finisce direttamente in discarica, perché mancano gli impianti di trattamento: «Attualmente sono attivi solo quelli di Rocca Cencia, Viterbo e Albano - spiega Robilotta -. Nel Lazio occorre attivare quelli di Malagrotta (in costruzione) e sulla Salaria, e costruirne almeno altri 4 nuovi: a Bracciano, Guidonia, Valmontone, Latina». Stesso discorso per i termovalorizzatori. I 3 esistenti sono a S. Vittore, Colleferro, Malagrotta. Secondo Robilotta «occorre costruirne uno ad Albano, su questo pure Marrazzo è d’accordo, ma ne servono un quinto a Latina, un sesto a Viterbo, e forse un settimo nella provincia di Roma». Altrimenti? Basta aspettare il 2009, con la chiusura di Malagrotta, per vedere gli spazzini seduti con le mani in mano, e montagne di rifiuti in strada. Il voto del 13 e 14 aprile può cambiare le cose? Se la Provincia di Roma resta alla sinistra, dice Alfredo Antoniozzi, candidato del Pdl a Palazzo Valentini, non ci sono speranze di cambiamenti: «Si sta scherzando col fuoco, la leggerezza con cui si sono affrontate a Napoli queste questioni si sta ripetendo a Roma. I cittadini hanno diritto di conoscere la situazione».