Il Lazio punta sui distretti industriali

Introdotti con la legge 317 del 1991 i distretti industriali sono stati definiti come «quelle aree territoriali locali caratterizzate da un’elevata concentrazione di piccole e medie imprese, utili a incrementare lo sviluppo economico, la competitività e l’occupazione». I sistemi produttivi locali laziali puntano oggi su 6000 imprese e 100mila addetti. Quello che si sta sviluppando nel Lazio è un vero e proprio «tesoro» produttivo che ha una particolare predilezione anche per i mercati stranieri; una spinta che arriva dalla nuova legge sull’internazionalizzazione da poco approvata. «La Regione - riferisce Francesco De Angelis, assessore alle Pmi - ha avviato un articolato programma per sostenere il “made in Lazio” che ha già fatto tappa a Mosca con la moda e presto sarà a Dubai; con l’audiovisivo a Los Angeles e con il lapideo in Usa, Spagna e Cina. Ai primi posti sul piano tecnologico troviamo la produzione di audiovisivi, con circa 2000 imprese e 32mila addetti, tutti concentrati nella capitale. Seguono il settore dell’elettronica, con circa 400 imprese e 8mila unità occupate sempre nei pressi della città. Nel Frusinate si concentra invece il secondo polo italiano, dopo la Lombardia, del chimico-farmaceutico: tra multinazionali e imprese di media grandezza si contano 71 aziende, 13mila addetti e ben 1100 ricercatori. Nel settore della ceramica c’è una forte presenza del «gentil sesso», per un totale di 3500 addetti, tutti concentrati nel Viterbese. Va forte anche il settore tessile, disseminato nel Frusinate con 188 aziende, e il settore lapideo, che riscuote grande successo anche all’estero, con il 70% del prodotto esportato. La provincia di Latina ospita il settore agroindustriale, mentre il sistema produttivo dell’innovazione conta 300 imprese, ma soffre della carenza di infrastrutture. Non ultimo il settore aerospaziale che in Italia ha un fatturato annuo di 5 miliardi di euro. Insomma, il vero motore del Paese sembra essere il Lazio, grazie ai distretti industriali che sono - dice ancora De Angelis - «veri e propri laboratori della competitività locale».