Lazio, rimonta con orgoglio. Ma soltanto Pandev è Real

I biancazzurri costretti a inseguire, reggono l’urto. Alla doppietta spagnola di Van Nilstelrooy replica due volte il macedone

Roma - Domanda: come fa un manipolo di debuttanti in Champions ad affrontare una squadra blasonata come il Real? La risposta l’ha data la Lazio ieri sera: si paga dazio all’emozione, si reagisce con l’orgoglio rimontando due volte una situazione di svantaggio e al 90’ si esce fra gli applausi e con un risultato che ha il sapore dell'impresa. Finisce 2-2, esattamente come quattro anni fa. Ma questo pareggio è completamente diverso, se si pensa all’organico biancoceleste di allora, quella faraonico di Cragnotti. All’Olimpico l’abissale differenza tra le merengues un po’ meno «galattiche» di un tempo e la Lazio low cost di Lotito non si è vista. Il Real del tanto discusso turn over non riceve l’aiuto sperato dal Papa tedesco, come aveva invocato il tecnico Schuster alla vigilia. E così alle giocate del cinico quanto implacabile Van Nistelrooy, che sfrutta le uniche due occasioni capitategli, risponde Goran Pandev, da ieri nuovo uomo di Coppa della Lazio con i suoi quattro gol in altrettante partite.

Le file ai botteghini, tanti in giacca e cravatta non solo in tribuna autorità. È la Champions, il premio che i laziali si sono meritati sul campo grazie al generoso preliminare di Bucarest. È quasi una serata di gala, che in casa biancoceleste non vivevano dai fasti delle vittorie continentali. In curva nord, che continua a prendere in giro il presidente Lotito sulla storia dello stadio di Valmontone, ci sono all’inizio anche dei fumogeni. Il delegato Uefa storce un po’ la bocca ma forse capirà. All’Olimpico c’è il Real Madrid e scusate se è poco.

Delio Rossi, grazie al recupero in extremis di Rocchi, che stringe i denti nonostante una caviglia malconcia, propone l’undici tipo. Il sacrificio della punta veneta servirà a poco: non voleva mancare nella partita della vita, ma una sola occasione sprecata malamente e poi un match tutto in salita. Schuster schiera Diarra e Guti davanti alla difesa mentre Robben si sistema sulla linea dei due attaccanti. La Lazio sembra iniziare con il piglio giusto, ma basta il primo vero affondo dei madridisti per smorzare l’entusiasmo. La punizione di Sneijder passa come il coltello nel burro dentro l’area laziale e nessuno ferma Van Nistelrooy. Per l’olandese gol numero 51 in Champions ed è tutto dire. La squadra di Delio Rossi entra in partita al 20’, quando capisce che deve osare per non farsi schiacciare da un Real che gioca a memoria e fortunatamente non alza più di tanto il ritmo partita.

Schuster ha studiato bene gli avversari, tanto che Ledesma, l’inventore del gioco biancoceleste, viene marcato a vista. Ecco che la Lazio prova prima con lanci lunghi, sui quali Rocchi finisce almeno tre volte in fuorigioco, poi con una manovra più articolata. E se nei primi minuti, Diarra si rivela insuperabile, poi la formazione di casa arriva più facilmente dalle parti di Casillas. Da questo punto le occasioni per i laziali fioccano: tra il 30’ e il 35’ è una Lazio spettacolare. Prima l’erroraccio di Pandev sotto porta (magnifico l’assist di Rocchi, unica giocata di rilievo dell’attaccante nel primo tempo), poi l’istintiva parata di Casillas su Mutarelli, infine l’assist di Stendardo che sorprende la difesa spagnola con il macedone che si fa perdonare l’errore precedente. Cade così un tabù: mai la Lazio aveva segnato nel primo tempo in questa stagione.

La partita resta viva, la Lazio pare più convinta dei propri mezzi. E nella ripresa manca più volte il colpo del possibile ko (clamoroso lo sbaglio davanti alla porta di un Rocchi evidentemente poco lucido). Ma quando Raul lancia Van Nistelrooy che con un cucchiaio alla Totti supera Ballotta, le ombre scendono nuovamente sull’Olimpico. Il Real non ha però fatto i conti con Pandev, determinato a voler cancellare la pecca iniziale. E così il suo tiro dal limite intorno alla mezz’ora, con Casillas che si tuffa un po’ in ritardo, finisce in rete. La Lazio si ferma, il Real tenta gli ultimi sterili assalti, anche se un tiro di Drenthe fa tremare Ballotta. Ma sarebbe stata una punizione ingiusta per i biancocelesti. Altro che disfatta annunciata, il cuore e l’orgoglio della Lazio sono stati più forte del blasone.