La Lazio s’aggrappa a Rocchi e il sogno europeo continua

Trascinati dai gol del bomber biancoceleste, i ragazzi di Rossi restano in corsa. Finale da brivido con il rigore dato al Werder

Roma - Aggrappati a Tommaso Rocchi. I suoi gol accendono finalmente una notte europea e allontanano i fantasmi di una stagione maledetta. La prima vittoria in Champions porta la firma dell’attaccante e allunga il sogno continentale della Lazio, in affanno in campionato ma più che mai in corsa per gli ottavi. Nonostante un finale da brividi con il rigore di Diego che poteva rimettere in gioco il Werder.

Delio Rossi si siede in panchina ancora prima che la squadra salga le scalette dello spogliatoio. Nei suoi occhi c’è una gran voglia di cancellare la serie negativa. Ma l’undici che va in campo risente sempre dell’emergenza infortuni: nella rifinitura mattutina si arrende anche Pandev, fermato ormai da giorni da una contrattura ai flessori. E come se non bastasse, la Lazio perde anche Zauri, che si infortuna alla coscia sinistra sul tiro di destro nell’angolino che impegna Wiese. Il pensiero corre già alla difficile sfida di Milano con la corazzata nerazzurra: se anche il capitano darà forfait, potrebbero mancare ben sei titolari. Rossi ci penserà in settimana, anche se prima dovrà spiegare la scelta di lasciare in tribuna il serbo Kolarov, riserva naturale di Zauri e bravo nel tiro da fuori, caratteristica che può rivelarsi decisiva in partite come questa. Intanto contro il Werder il tecnico si affida a Meghni, deludente nel match di andata a Brema. E il francese ricambia la fiducia, entrando in quasi tutte le azioni pericolose biancocelesti, sprecando lui stesso un’occasione, procurandosi il rigore che sblocca il risultato e lanciando Rocchi verso il bis personale.

La Lazio parte a cento all’ora e nei primi 22 minuti costruisce almeno cinque limpide occasioni da gol. Le più clamorose le falliscono Makinwa, che da due passi spara in bocca al portiere tedesco, e Stendardo, che interviene in maniera molle di testa senza impensierire Wiese. Il Werder appare modesto, nonostante le buone individualità, concede molti spazi e rinuncia al contropiede. Purtroppo la spinta laziale si affievolisce, anche se i tedeschi non sembrano forzare il ritmo (unica conclusione pericolosa è un colpo di testa alto di Almeida).

Il Werder inizia in maniera più determinata la ripresa e la Lazio comincia a soffrire. Ma nel momento peggiore dei biancocelesti arrivano i colpi da ko di Rocchi: prima il rigore, (netto il fallo di Naldo su Meghni) respinto fortunosamente dal portiere ma ribadito in rete dallo stesso Rocchi, e poi un tocco da biliardo, dopo aver agganciato nella maniera migliore l’assist dell’inarrestabile Meghni. Ballotta si fa perdonare l’erroraccio commesso con la Fiorentina e respinge la velenosa punizione di Naldo. Ma il finale è, come nella tradizione della Lazio, al cardiopalma: il rigore (con espulsione) provocato da Cribari e trasformato da Diego arriva al 43’. Il fischio finale è una liberazione, stavolta la Lazio non avrebbe meritato la beffa.