Il Lazio sale nella classifica dell’Ecomafia

Marcello Viaggio

Con cinque reati al giorno legati all’ambiente, il Lazio si colloca al quinto posto in Italia dopo le regioni tradizionalmente controllate dalla malavita organizzata: Calabria, Sicilia, Puglia, Campania. «Ma il presidente Marrazzo è stato immobile», accusa Alleanza nazionale. Dal Rapporto Ecomafia 2006 presentato ieri mattina da Legambiente, emerge uno spaccato inquietante di criminalità nella nostra regione: «Il Lazio si candida a essere la nuova frontiera delle ecomafie». «Lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del Comune di Nettuno per reati urbanistici - denuncia Legambiente - gli illeciti nello smaltimento dei rifiuti e il numero di abusi edilizi disegnano un quadro molto preoccupante». Nel 2005 nel Lazio sono stati compiuti 1.806 reati ambientali, denunciate o arrestate 1.349 persone, effettuati 901 sequestri. Costruzioni abusive, traffico illecito di rifiuti, cave abusive, traffico di specie animali protette i reati più diffusi. Doloso il 76 per cento degli incendi boschivi, particolarmente insidiosi in estate, appiccati intenzionalmente per speculazioni alla ricerca di un profitto. Per l’illegalità nella gestione dei rifiuti, anche tossici, il Lazio è salito nel 2005 al settimo posto della classifica nazionale con 276 infrazioni, il 5,8 per cento del totale in Italia. Ben 1.550 invece i nuovi immobili abusivi, 976.500 metri cubi e una superficie di 28 ettari. Pari a quattro case abusive ogni giorno. Nel Lazio si concentra un quinto dell’intero abusivismo italiano nei parchi, denuncia Legambiente, con ben 345 illeciti registrati dal Corpo Forestale dello Stato nel triennio 2003/2005.
E la capitale? Nel decennio 1994-2004 a Roma si sono consumati 26.058 abusi. Sette al giorno. Il 50 per cento legati a ristrutturazioni edilizie, il 32 per cento a nuove costruzioni. «Ma nel 2003 gli abusi sono stati molto di meno, 3,8 al giorno», rileva Legambiente. Che conclude il rapporto sollecitando a Marrazzo l’attivazione immediata dell’Osservatorio Ambiente e Legalità regionale, «per portare avanti una seria battaglia, soprattutto su incendi boschivi e abusivismo». Sul Rapporto di Legambiente ecco il commento del capogruppo di An alla Pisana, Antonio Cicchetti, per molti anni sindaco di Rieti. Che non mostra «nessuna sorpresa» per il quinto posto in Italia per reati di ecomafia. «Aggiungo - spiega - che cresce il peso della mafia cinese nel controllo degli illeciti da rifiuti. Ed è sempre più difficile contrastare gli strumenti sofisticati cui ricorre la malavita. Sempre un passo avanti alle forze dell’ordine per mezzi e risorse». Per Cicchetti, nella battaglia all’ecomafia il presidente della Regione, Marrazzo, brilla per immobilismo: «Credo che non stia facendo niente in nessun settore, e che sia gioiosamente avviato verso il destino di Badaloni. La magistratura fa il suo corso. Manca l’azione politica», chiosa ancora l’esponente di An, che non ritiene decisiva l’apertura dell’Osservatorio Ambiente e legalità. «Gli Osservatori - spiega - servono a raccogliere dati. Di numeri, però, ne abbiamo a sufficienza. Non sempre sono utili, spesso servono solo a fare studi lautamente pagati. Sarebbe meglio lasciare la parola a chi lavora su questo fronte: Guardia di finanza, polizia, carabinieri». Infine Cicchetti è scettico sui meriti del sindaco Veltroni quanto al «crollo» dell’abusivismo edilizio nella capitale: «A Roma la maggior parte degli abusi sono stati “di necessità”. Chi aveva bisogno, chi non poteva aspettare. È successo in tutta Italia e ora il fenomeno si è esaurito da solo. Inutile attribuire al sindaco meriti che non ha».