Lazio, troppi illeciti ambientali

Legambiente vede nero sullo stato delle acque della nostra regione. Dei 23.688 illeciti ambientali che ogni anno vengono commessi in Italia, 1.808 avvengono nel Lazio, che contribuisce così per l’8 per cento al dato nazionale e si piazza quinto nella triste graduatoria dell’illegalità ambientale nel nostro Paese. Prima di noi, soltanto Campania, Calabria, Sicilia e Puglia, «quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso-camorristico», come sottolineano i curatori del dossier «Scarichi illegali nella Regione Lazio 2007», presentato ieri mattina ad Anzio da Legambiente nell’ambito del progetto Goletta Verde. Da Cerveteri e Ladispoli al golfo di Gaeta, passando per Tivoli, Velletri e Ardea, lo studio rivela quali sono i reati ambientali più gravi che attentano al «petrolio azzurro» rappresentato dai fiumi e dal mare della nostra regione.
«Il rapporto - dichiara il portavoce di Goletta Verde, Mirko Laurenti - fornisce una panoramica negativa sugli scarichi illegali nel sistema regionale delle acque». I dati parlano da soli. Dei 162 controlli effettuati dalla guardia di finanza tra 2005 e 2006, l’87 per cento ha fatto riscontrare violazioni. Maglia nera alle province di Frosinone (90 per cento di violazioni), Latina (93) e Rieti (100). Nello stesso periodo le Capitanerie di porto di Roma, Civitavecchia e Gaeta hanno percorso per 80 volte i 360 chilometri di costa del Lazio e ispezionato 1.430 siti a terra, riscontrando 649 infrazioni, il 45 per cento del totale. «Un numero da cui traspare il livello di illegalità che caratterizza le coste del Lazio», spiega il dossier.
Sorprende la quantità di residenti nei capoluoghi ancora non allacciati alla rete fognaria: 265.376, l’equivalente degli abitanti di una città come Venezia. Le situazioni fuori norma, indicate nella relazione del Garante regionale del servizio idrico integrato, sono dovute anche a Comuni sprovvisti di impianti di depurazione o con impianti insufficienti, a scarichi anomali e all’assenza di manutenzione dei collettori fognari spesso ostruiti. Di fronte a questi dati, cosa farà la Regione? Per il Garante serve «un piano di investimenti pubblici, anche perché negli ultimi anni la spesa regionale si è ridotta del 70 per cento».