Il Lazio verso l’ok per sdebitarsi col Prof

da Roma

Il Lazio è la Regione italiana con la maggior percentuale di rifiuti smaltiti in discarica. La Corte dei conti ha certificato che l’89,1% degli oltre 2,8 milioni di tonnellate prodotti nel 2004 e l’82,3% dei 2,7 milioni del 2005 sono stati smaltiti senza far ricorso a un sistema di gestione integrato.
Eppure il commissariamento regionale per l’emergenza rifiuti, affidato al governatore Marrazzo, è terminato lo scorso 31 dicembre dopo otto anni (il presidente è subentrato al suo predecessore Francesco Storace, ndr). Cessato allarme? No, solo decorrenza dei termini previsti per legge. I problemi laziali sono infatti ben lungi dall’essere risolti, ma, nonostante tutto, Marrazzo ha voluto manifestare la propria solidarietà alla Regione Campania annunciando la temporanea disponibilità al conferimento di rifiuti provenienti dalla regione meridionale «affinché possano essere bruciati nel Lazio».
Ma sarà veramente così? Gli scarti per poter essere bruciati devono essere prima separati, ma Napoli è in ritardo sull’attuazione della raccolta differenziata. E nel lazio sono in funzione attualmente solo due termovalorizzatori: Colleferro (2 linee) e San Vittore (una linea). In compenso sono attive ben dieci discariche delle quali la principale è quella romana di Malagrotta, uno scempio ecologico a pochi passi dal cuore della Capitale.
Si tratta della più grande discarica d’Europa con oltre 10 milioni di metri cubi a disposizione. Ma ormai esauriti. A fine 2000 la capacità residua dell’impianto era pari a 7,3 milioni di metri cubi. La media dello smaltimento, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sui rifiuti, è di circa 1,7 milioni di tonnellate annue (circa 4.500 tonnellate al giorno). Stando alla sola matematica Malagrotta avrebbe dovuto esaurire la sua funzione prima della metà del 2005. Di proroga in proroga, disposta sempre dal commissario-governatore, si è arrivati a maggio 2008. E c’è di più: i rifiuti compattati producono liquami e gas, nelle vicinanze c’è una raffineria e il termovalorizzatore di Malagrotta non è mai entrato in funzione.
Ma i rifiuti della Campania arriveranno nel Lazio. «Le balle vengono accatastate in verticale a Malagrotta - denuncia il coordinatore regionale di Fi Francesco Giro - e la concentrazione di polveri sottili è di 15 volte superiore al previsto. Noi abbiamo dato mandato ai nostri amministratori di trattare perché sia aperto un quarto termovalorizzatore ad Albano ma finora il ministro Pecoraro Scanio ha bloccato tutto».
Pessimista anche Teodoro Buontempo, presidente de La Destra ed esperto di problemi romani. «Nel giro di due anni - afferma - c’è il rischio che la situazione campana si ripeta anche da noi perché a Roma la percentuale di raccolta differenziata non supera il 10-15%, Malagrotta è satura e nel piano regionale dei rifiuti rivisto da Marrazzo non si profilano soluzioni del problema». Anche l’ex ministro Publio Fiori (Rifondazione Dc) è preoccupato. «Anche la Provincia di Roma - protesta - dovrebbe occuparsene e se non lo farà, presenterò un esposto alla magistratura».
Ma Marrazzo accoglierà ugualmente i rifiuti campani. «Forse perché Prodi con la Finanziaria ha dato un bel colpo di spugna al deficit sanitario della Regione con 6-7 miliardi di euro, qualcosa in cambio bisognava offrirla», osserva Giro.