La Lazio vuole sfruttare l’effetto-entusiasmo

Con la soddisfazione d’essere stata in testa alla classifica per due settimane di fila (complice lo stop per la Nazionale) e con il sogno di ritrovarsi al vertice della graduatoria anche al termine della seconda giornata (impresa già riuscita otto volte nella storia della serie A), la Lazio si appresta ad affrontare la Sampdoria, formazione che regala istantanee indimenticabili. Come la tripletta su punizione di Sinisa Mihajlovic; o il ritorno in maglia biancoceleste di Paolo Di Canio in un vittorioso blitz a Marassi. Ma è meglio non pensare ai ricordi e concentrarsi invece sul presente, anche per capire se la vittoria di Cagliari è stato vanagloria oppure se in quest’organico ci si può credere realmente. «Mi aspetto una squadra che prenda coscienza dei propri mezzi - ha sentenziato ieri in conferenza stampa Delio Rossi, che torna in panca dopo aver scontato la squalifica impostagli dal giudice sportivo -. E vorrei una squadra con giocasse con personalità, mantenendo le sue caratteristiche. Adesso sento un clima diverso, c’è entusiasmo intorno a noi e a noi spetta ripagare tanto affetto, anche perché non possiamo fare a meno della nostra gente».
Già, la gente. Oggi sulle gradinate dell’Olimpico saranno almeno in 28.500 (in base agli abbonati e ai biglietti venduti alle 12 di ieri). Neanche nella gestione-Cragnotti si riuscì ad arrivare a tanto per una sfida con i doriani. Insomma, la musica è cambiata, con buona pace di chi insiste nel contestare Claudio Lotito, patron che è rimasto sordo agli inviti di cambiare aria. Acqua passata (anche questa). Oggi alle 15 contro l’undici di Mazzarri il signor Rossi schiererà Carrizo fra i pali, Lichtsteiner, Siviglia, Rozenhal e Kolarov sulla linea a quattro di difesa; poi, a supportare le punte Pandev e Zarate (secondo laziale della storia recente capace di segnare una doppietta al debutto in campionato; il predecessore fu Laudrup) giostreranno Ledesma come regista basso, Brocchi e Mauri sulle fasce e Meghni nell’ideale posizione di Zidane, al quale molti dicono somigli. «Ho scelto questi giocatori anche perché siamo stati costretti dalle contingenze e dagli infortuni», ha spiegato Rossi, che poi ha aggiunto: «Matuzalem ha provato ma non si sentiva sicuro e abbiamo deciso di non rischiarlo». Fortuna che al romagnolo sono arrivate notizie liete per quel che concerne Tommaso Rocchi: sdoganato dall’infermeria ha ripreso a correre sul campo. Finale dedicato all’ex romanista Cassano, considerato il pericolo numero uno di casa blucerchiata: «Mi sta simpatico - ha spiegato il tecnico laziale -. È uno dei pochi genuini in questo ambiente. Per giudicarlo meglio dovrei allenarlo, ma posso dire che tecnicamente è uno dei più forti al mondo. Magari poi, se lo avessi qua, non lo farei mai giocare perché litigheremmo tutti i giorni. Ma a me piace». Non l’ha detto ma certamente, almeno oggi, Rossi si augura di restare deluso da Cassano.