Laziogate, accuse meno gravi per Storace

Patricia Tagliaferri

Alessandra Mussolini dice quello che neppure i magistrati, alla fine, hanno messo nero su bianco nella loro richiesta di rinvio a giudizio. E cioè che dietro a quello che l’europarlamentare di Alternativa Sociale definisce «un attacco alla democrazia operato per escludere da una competizione elettorale un avversario politico», c’era un’«organizzazione a ciò preposta legata da un sodalizio criminale indiscutibile». Un’associazione a delinquere, dunque, che invece nelle carte della Procura non compare affatto. Tutt’altro. Contro l’ex ministro della Sanità Francesco Storace, ora che l’inchiesta sul cosiddetto Laziogate si è conclusa, rimane il solo reato di concorso in accesso abusivo in archivio informatico. Scomparsa l’accusa più grave, quella che i pm avrebbero voluto contestare a buona parte degli indagati, abbandonata in favore di ipotesi di reato assai più lievi dopo che il gip Galileo D’Agostino aveva respinto quattro richieste di arresto.
«L’onorevole Mussolini continua a straparlare - replica Storace -. L’unico attacco alla democrazia, alle regionali del 2005, lo commise lei presentanto firme false per le quali il presentatore della sua lista è stato condannato, dopo aver patteggiato la pena, a 18 mesi di reclusione. Che non sconterà grazie all’indulto. Le regionali si svolsero con una lista che, alla luce della condanna penale, non doveva partecipare perché illegittima».
Il procuratore aggiunto Italo Ormanni e il pm Francesco Ciardi hanno sollecitato il processo anche per altre nove persone, tra cui Niccolò Accame, già braccio destro dell’allora governatore del Lazio. Sono coinvolti anche Dario Pettinelli, ex collaboratore dell’esponente di An; il consigliere comunale Fabio Sabbatani Schiuma (An); Pierpaolo Pasqua e Gaspare Gallo, i due detective arrestati a marzo dello scorso anno dalla Procura di Milano; Mirko Maceri, ex direttore tecnico della società Laziomatica; Nicola Santoro, figlio del giudice della Corte d’Appello che decretò l’esclusione dalle amministrative del 2005 della lista Alternativa sociale; Vincenzo Piso, ex presidente della Federazione di Roma di An; Tiziana Parreca, vicina all’entourage di Storace. Oltre all’accesso abusivo a un sistema informatico, vengono contestati, a seconda delle posizioni, i reati di violazione della legge elettorale e di favoreggiamento. Per i magistrati, che pure hanno tralasciato l’ipotesi di associazione, Storace sarebbe stato l’«istigatore» dell’intrusione informatica nel server del Comune di Roma. Lui avrebbe chiesto ai suoi collaboratori di effettuare le «visure anagrafiche sui nominativi degli apparenti sottoscrittori delle schede di presentazione dei candidati alle elezioni regionali del 2005 per Alternativa Sociale, al fine di produrre i risultati delle veriche all’Ufficio centrale regionale presso la Corte d’Appello di Roma e richiedere l’esclusione della lista dalla competizione elettorale, avvalendosi per tale ultima fase dell’opera dell’avvocato Romolo Reboa (sotto processo nell’ambito di un altro filone, ndr) e del vicepresidente del Consiglio comunale Fabio Sabbatani Schiuma».
Storace dice di avere un «solo rammarico»: «Gli inquirenti ci hanno messo otto mesi dalle mie dimissioni per rinunciare, con l’archiviazione, a ogni ipotesi di spionaggio, di associazione a delinquere, di manipolazione delle firme della Mussolini. L’unica cosa rimasta è un’inesistente istigazione a verificare la prova di un reato contro la democrazia, peraltro consegnata alla magistratura. Mi fecero dimettere da ministro, qualcuno, di qui a poco, dovrà dimettersi da altro». «Il Laziogate - commenta Giosuè Bruno Naso, avvocato di Storace - è un castello di carte caduto da solo». Gianni Alemanno, commissario della federazione romana di An, è certo che l’ex ministro «dimostrerà la sua innocenza»: «Dopo un’interminabile inchiesta per Storace e altri esponenti di An è giunta una richiesta di rinvio a giudizio fortemente ridimensionata rispetto alle ipotesi di reato che avevano provocato il linciaggio mediatico di An a Roma». Solidarietà a Storace anche dal senatore di An Domenico Gramazio: «Il grande polverone si è ridimensionato. Sono convinto che Storace riuscirà a dimostrare la sua estraneità ai fatti».