La Lazioservice dimezza i suoi consulenti Ma ora per pagarli si spende molto di più

Bilancio regionale in rosso ma non per i consulenti. In 24 mesi l’importo complessivo che Lazioservice, l’agenzia in house della Regione Lazio a capitale interamente regionale, destina ai contratti di consulenza ha subito un incremento del 12 per cento netto. Ma siamo sicuri che le finanze laziali si possano permettere una scelta così avventata? Dovrebbe essere chiaro che bisognerebbe risparmiare anziché scialare. Però, alla società di servizi, hanno scelto di intraprendere una strada tutta diversa.
In una lettera che abbiamo pubblicato qualche giorno fa, i vertici di Lazioservice hanno voluto chiarire che il loro bilancio non è in rosso (non quello della Regione) e che le consulenze sono state dimezzate: come vi spieghiamo nelle righe che seguono, il taglio ha riguardato il numero dei consulenti, ma non i soldi impiegati per pagarli, che invece sono aumentati. Infatti se si conteggiano le risorse impegnate nel 2006, gli incarichi assegnati ammontano a 549mila euro. Di questi, 52mila euro sono destinati alle spese per le consulenze legali, altri 42mila per il comitato di valutazione e circa 450mila per lo studio del piano di sviluppo rurale (Psr). Nel 2007 Lazioservice impegna per la medesima mole di incarichi 608mila euro. La ripartizione vede in vetta agli impegni gli incarichi legali con 250mila euro, 62mila vanno alla comunicazione e altri 25mila circa al Psr. Nel 2008 poi, la spesa cresce ancora fino a 662mila euro.
Ed ecco la stortura. Malgrado il numero di consulenti dal 2006 al 2008 si dimezza (da 43 a 24) aumentano gli esborsi per ciascuno. Se per le consulenze legali si arrivano a spendere 215mila euro, i restanti 450mila vanno in consulenze tecniche e tecnico-amministrative. Mentre, per affidare un singolo incarico in una commissione di una gara d’appalto, si arriva a spendere fino a 11mila euro. Ma c’è di più. Una consulenza, ossia un parere singolo, sulla legge 231/2001 in materia di responsabilità amministrativa, viene retribuita addirittura 44mila euro. Così un esperto per 12 mesi nel campo dell’«area formazione» altri 89mila euro. Eppure Lazioservice per esplicita ammissione del presidente Scicchitano non prevede piani di formazione interna così come «non sono ipotizzabili percorsi di sviluppo del personale». Insomma non si effettua formazione, non si consentono promozioni ma si elargiscono incarichi di consulenza. E tra questi non si esclude pure qualche dirigente regionale così come qualche funzionario e fiduciario di ex assessori.
«Invece di perseguire a testa bassa rigore e risparmio, si continua a impegnare denaro pubblico per incarichi che lasciano il tempo che trovano. Il piano di sviluppo rurale - chiosa il consigliere di FI-PdL Massimiliano Maselli - benché lo studio sia stato finanziato, non è stato mai presentato. Il Lazio non si può permettere il lusso di spendere soldi in modo improduttivo con un debito strutturato di un miliardo e mezzo l’anno. Invece, guardando queste cifre sembra che i manager delle aziende regionali vivano in un’isola felice e non vengano toccati dalle necessità impellenti di questa Regione».
Per l’azzurro, infatti, ci sarebbe solo un modo per invertire la rotta del disavanzo annuale. «Bisogna imboccare la strada del risparmio e far entrare soldi in cassa utilizzando - spiega - la procedura per ridurre gli enti inutili tra cui le comunità montane prima di tutto. La politica deve prendere consapevolezza che ci sono altre priorità e impegni di spesa improrogabili per rilanciare il territorio». Certo che, cifre alla mano, la fetta sostanziosa che amministra Lazioservice lascia interdetti contando che l’azienda è una società di servizi interna alla Regione e semmai dovesse avvalersi di consulenti, dovrebbe utilizzare le professionalità dell’ente territoriale. Dovrebbe almeno. «Lazioservice le cerca fuori e per chiedergliene conto - protesta Maselli - il percorso è pure decisamente difficoltoso». Già, malgrado siano risorse pubbliche.