L'azzardo non è un gioco: servono più regole

di Luca Frigerio*

Il dado è tratto, ma il destino è scritto? Fin dall'antichità il gioco ha permeato le società sotto molte forme, è la conseguenza di un'esigenza forte e irrefrenabile di sfidare la sorte, dimostrarsi più forti. Alcuni giochi, come la roulette, strumento matematico perfetto, rappresentano l'epopea della vita, il succedersi senza fine di vittorie e sconfitte. Il dado è tratto, dice Cesare ai soldati varcando il Rubicone: la decisione è presa, la sfida è lanciata. Il gioco d'azzardo insomma è un bisogno atavico che influisce però sulle dinamiche sociali ed economiche e come tale andrebbe gestito con attenzione. Ecco perché in tutte le epoche il gioco è stato oggetto di una scrupolosa regolamentazione. L'Italia, invece, in un momento di grave eclissi sociale e delle coscienze, ha costruito il più grande luogo dell'azzardo a cielo aperto, la nostra penisola, caso unico nella storia, con fenomeni di dipendenza preoccupanti. Su questo spazio avremo modo di parlare della predisposizione al gioco, cercheremo di capire come si può strutturare l'azzardo salvaguardando i rischi individuali e sociali e come difendersi dai rischi dell'astinenza. Ringraziamo il Direttore del Giornale per l'opportunità che ci offre e che speriamo di sfruttare al meglio per raccontare un mondo di cui si parla troppo spesso a sproposito.
Ci sono oggi giovani che pensano sia normale trovare una slot machine in un bar, come la macchina per il caffè o le brioche. È il caso di fermarsi e pensare con forza che «il gioco è una cosa seria».
*presidente di Federgioco