LAZZARINI «I miei giorni felici al Piccolo»

Marco Guidi

Al Piccolo è cresciuta come attrice e persona. Accanto al suo mentore, Giorgio Strehler, è diventata una delle maggiori interpreti teatrali d’Italia. Giulia Lazzarini, dopo la trionfale tournée in Russia iniziata a San Pietroburgo e conclusasi a Mosca che ha fatto registrare il tutto esaurito in ogni replica, torna ora sullo storico palcoscenico di via Rovello con Giorni felici di Beckett, opera che nel 1982 le fece raggiungere l’apice della sua carriera.
Contenta di mettere di nuovo piede al Piccolo?
«Più che contenta. È un’emozione incredibile, che mi fa commuovere. Far parte di una storia che continua dal 1947, come quella del Piccolo, dà sensazioni uniche. Ecco, per la gente di teatro questo è un luogo di riferimento, un tempio miliare, quindi essere ospitata ancora una volta lo considero un assoluto privilegio».
Torna con Winnie, uno dei personaggi che le ha dato più gloria. Non si sente un po’ come Madeleine Renaud?
«Addirittura come la Renaud… no, la sua interpretazione di Winnie è un classico a livello mondiale. Rigorosamente beckettiana (fu proprio lo scrittore a dirigerla, ndr), fatta di pause e di forte interiorità. La mia è colma di ansia, ritmo, angoscia, come voleva Strehler d’altronde. Non si possono paragonare».
«Giorni felici» fu stroncata dal critico Jean Gautier nel 1963. Ora, nel centenario della nascita di Beckett, è quasi un classico. Il tempo rende giustizia a certe opere?
«Diciamo che Giorni felici era troppo poco francese per Gautier e la Francia di allora. E poi Beckett faceva un teatro che disorientava, decisamente anticonvenzionale. Fu recepito, forse, come una moda passeggera e perciò poco apprezzato. Non passò molto tempo e venne rivalutato. Succede spesso».
Quanto è attuale l’opera beckettiana?
«Moltissimo. Giorni felici è un grido che si adatta alla perfezione alla realtà odierna. Viviamo in un’epoca confusa. Siamo soli come fossimo in un deserto, ma veniamo inondati e inondiamo noi stessi gli altri di parole, parole, parole. Come fa Winnie, appunto. E proprio come lei ci ostiniamo a vivere, a voler esserci a tutti costi. È una speranza, ci auguriamo che qualcosa si muova, che qualcuno faccia qualcosa per salvarci. E lo urliamo al mondo».
Cambiando argomento, perché ha abbandonato la televisione?
«Eh, non sono io ad averla abbandonata, ma il contrario semmai. Amavo sdoppiarmi fra tv e teatro, ma poi sono cambiati i gusti del pubblico. Sono arrivate le telenovele americane e la prosa è scomparsa dal piccolo schermo. A scapito della qualità, purtroppo».
Ci tornerebbe volentieri in tv?
«Cambiassero i palinsesti, magari… ci vorrebbe qualcuno che urlasse “Facciamo qualcosa, muoviamoci”, per sconvolgere le cose. Ci vorrebbe una Winnie».
Giorni felici, Teatro Grassi, via Rovello 2, ore 19.30, info 848800304, ingresso da 29,50 a 23,50 euro.