Lazzaro, schizzi d’arte dall’inferno

Un incredibile reportage realizzato tra il 1943 e il 1944

Luciana Baldrighi

Nel lager di Biala Podlaska Walter Lazzaro definito dai milanesi il «pittore della solitudine» ha eseguito tra il 1943 e il 1944 un «corpus» di disegni che l’Assessorato alla Cultura del Comune di Monza ha scelto per ricordare l’atrocità dello sterminio perpetrato dai tedeschi.
La mostra, allestita fino al 26 febbraio alla Galleria Civica di via Camperio di Monza (chiusura il lunedì) presenta una serie di opere inedite che mettono in rilievo la capacità artistica del maestro anche in condizioni estreme.
L’indelebile periodo storico e la follia umana nei lavori di Lazzaro sono «fotografia» di scene di vita quotidiana. il suo essere prigioniero in un lager polacco: il rancio, la fame, la desolazione del luogo, il freddo, i volti straziati dei compagni di prigionia esprimono con tratti di matita la sintesi del dolore, della sofferenza e della disperazione. Ma tutta questa tragica tematica non è il punto focale della mostra, seppur importante, ma è corollario al messaggio contenuto nel titolo stesso «Biala Podlaska n.55930». Il campo di Biala Podlaska è diventato emblema di tutti i lager e il numero 55930 corrispondente al prigioniero Walter Lazzaro diviene simbolo e memoria di tutte quelle persone che a vario titolo sono state sacrificate nei lager. E’ implicito che le immagini che sono la testimonianza di un tragico evento, non necessitano di alcun commento. La loro intensa drammaticità raggiunge immediatamente la ragione e il cuore delle persone e il visitatore si fa portatore di un messaggio universale. Il Novecento con il suo Olocausto ha visto scomparire milioni di persone e il dramma è che ancora oggi ci sono verità non ancora completamente svelate. Episodi che attendono risposte e riscatto sia per la storia che per la coscienza collettiva.
I disegni sono stati eseguiti da questo importante maestro ormai scomparso (che ha avuto la sua bottega all’angolo di via Monte di Pietà con via Brera) anche nel lager di Langwasser. Tra gli ottomila «schiavi di Hitler», ossia coloro che dopo l’8 settembre del 1943 non aderirono alla Repubblica Sociale furono immortalati dal ventinovenne Walter Lazzaro, tenente dei Granatieri che con altri compagni di sventura ha attraversato mezzo Europa sui treni della morte.
L’artista si procurò delle candele e delle matite che gli permisero di sopravvivere, di disegnare, di documentare, di esprimersi in campo di concentramento, un racconto sospeso nel tempo tra il 1943 e il 1944 che possiamo vedere anche nel catalogo che accompagna la mostra, curato da Ilario Lombardo.
«Sofferenza» e «Biala» del 1944 sono tra le migliori opere. Numerosi oltre ai ritratti anche i paesaggi, alcuni innevati, altri vere e proprie fortini nel deserto.

Disegni inediti sogno di un forte attaccamento alla vita e testimonianze crude come i capolavori di Picasso come Guernica o i disegni londinesi di Sutherland.