L'azzurro Bondi: dal "palazzo" pretesti contro il dialogo

Il coordinatore azzurro: se fra i cittadini prevalgono la
curiosità, l’attesa e la speranza di un cambiamento vero, nel piccolo mondo della politica vi sono reazioni
incomprensibili e pretestuose

Roma - "Il nostro tentativo di cambiare la legge elettorale in accordo con il leader del Pd Walter Veltroni ha suscitato due tipi di reazioni: quella dei cittadini, e quella del 'palazzo': se fra i cittadini prevalgono la curiosità, l’attesa e la speranza di un cambiamento vero, nel piccolo mondo della politica vi sono reazioni incomprensibili e pretestuose". Lo scrive Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, in un editoriale per «Il Giornale della Libertà» in edicola domani in allegato a «Il Giornale». Il dirigente azzurro parla di «strada ormai irreversibile» a proposito del dialogo su una nuova legge elettorale. "Siamo convinti - spiega - che non si possa tornare indietro in nessun caso: se fallissimo, il Paese rischierebbe davvero una paralisi della vita pubblica dagli effetti imprevedibili".

"Ci auguriamo - prosegue Bondi - che Veltroni, superando ostacoli che oggi appaiono obiettivamente maggiori di quelli che stiamo incontrando, riesca insieme a noi a completare questo percorso. Del resto - continua -, Veltroni è consapevole che la credibilità della sua leadership si gioca proprio sulla sua capacità di essere protagonista, sul fronte della sinistra, di quel processo di cambiamento che gli italiani unanimemente chiedono. Lo vedremo nelle prossime settimane. Dopo, saremmo fuori tempo massimo, anche nella prospettiva del referendum". È una riforma che, sottolinea, «non può piacere a tutti", ma rinviarla sarebbe «"vera follia, ed è questa la ragione per cui abbiamo deciso di andare avanti, con sicura determinazione, assumendoci anche la responsabilità di inevitabili tensioni e possibili fratture".

Silvio Berlusconi, avverte, "ha deciso di giocare questa partita fino alla fine". Per Bondi "il testo di Enzo Bianco» giunto in Senato appare «un’utile base di discussione" ed «è opportuno attivare subito un confronto, sul terreno parlamentare, con tutti e prima di tutto con i nostri alleati". In ogni caso, conclude, "di una quarta bicamerale non sapremmo proprio che farcene".