Lea Garofalo, la sorella del boss pentita dal 2002

Lea Garofalo, la 35enne di
Petilia Policastro che sarebbe stata uccisa e sciolta
nell’acido, era sorella di Floriano Garofalo, un pregiudicato
ucciso in un agguato l’8 giugno del 2005 nella frazione
Pagliarelle

Milano - L’ex convivente non le avrebbe perdonato la sua decisione di rompere il muro di omertà e di rivelare alla giustizia i particolari di alcuni delitti dei quali era a conoscenza, se non altro perchè avevano coinvolto la sua stessa famiglia. Lea Garofalo, la donna di 35 anni di Petilia Policastro che sarebbe stata uccisa e sciolta nell’acido, era sorella di Floriano Garofalo, un pregiudicato ucciso in un agguato l’8 giugno del 2005 nella frazione Pagliarelle.

Floriano Garofalo, 40 anni, che era ritenuto il capo dei una cosca attiva a Pagliarelle, venne rincorso e ucciso con tre colpi di fucile che gli spappolarono la testa tanto da renderlo totalmente irriconoscibile. Nel 2003 era stato coinvolto nell’operazione antimafia ’Riscaccò, sospettato di essere il canale di rifornimento di sostanze stupefacenti per la cosca cutrese capeggiata da Nicolino Grande Aracri, ma era stato successivamente assolto. Così come alcuni anni prima era stato scagionato definitivamente da un’altra pesante accusa, quella di un duplice omicidio avvenuto nel 1990 nell’ambito della faida con i Mirabelli. Proprio in quella faida, peraltro, era stato coinvolto un cugino della vittima, Mario Francesco Garofalo, ucciso a 46 anni il 28 settembre del 2003 a colpi di lupara; alcuni mesi prima, il 9 dicembre del 2002, in una Lancia Thema abbandonata a Ponte di ferro vennero rinvenuti i corpi carbonizzati di altri due componenti della famiglia di Pagliarelle: quelli dei cugini Francesco Garofalo, 38 anni, e Salvatore Garofalo, di 41 anni, che erano stati uccisi con un colpo di pistola alla nuca.

Lea Garofalo era diventata collaboratrice di giustizia nel 2002 e aveva iniziato a parlare con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro rendendo dichiarazioni ritenute utili alle indagini; era stata quindi ammessa, unitamente alla figlia, all’epoca ancora minorenne, avuta dal concivente Carlo Cosco, ad un piano provvisorio di protezione e trasferita a Campobasso. Programma che successivamente le era stato revocato il 16 febbraio 2006 per essersi allontanata dalla località protetta. Dopo un suo ricorso respinto dal Tar, il Consiglio di Stato aveva disposto il reintegro nel programma di protezione, ma lei aveva rinunciato ed era tornata a Petilia Policastro dove nella sua abitazione venne attivato un servizio di vigilanza radiocontrollata. Dopo un pò di tempo aveva deciso di tornare a Campobasso ritenendola una città tranquilla e aveva ripreso i contatti con il convivente Carlo Cosco. Ma i due a quanto pare i due litigavano spesso. Proprio a quel periodo, nel maggio 2009, risale il tentativo di sequestrarla per il quale Cosco nei mesi scorsi è stato arrestato insieme a Massimo Sabatino.